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L'integrativo torna al 2%

del 31/12/2011
di: di Simona D'Alessio
L'integrativo torna al 2%
Nessun via libera entro il 2011 alla mini-riforma previdenziale della cassa dei dottori commercialisti, che prevede il mantenimento sine die al 4% del contributo integrativo. E, in attesa del «sì» dei ministeri vigilanti ad inizio gennaio, l'ente avverte gli iscritti: le parcelle emesse dal primo giorno del mese prossimo sino alla data di sottoscrizione del decreto dovranno riportare in rivalsa la percentuale del 2% dell'aliquota a carico del cliente, perché l'aumento al 4% è valido fino a oggi, 31 dicembre. È fiducioso in una felice conclusione dell'iter Walter Anedda, presidente dell'istituto, perché, dichiara a ItaliaOggi, «nell'irreale ipotesi che la delibera non fosse approvata, gli effetti paradossali sarebbero riportare l'integrativo al 2%, nonché lasciare inalterata la contribuzione soggettiva che abbiamo deciso di aumentare dal 2012» dal 10 al 12% in tre anni, «il che, mi si consenta, è in totale contrasto con i principi e gli obiettivi enunciati dall'attuale governo». In calce alla riforma c'è la firma del ministro del welfare Elsa Fornero, non ancora quella del presidente del consiglio e responsabile del dicastero dell'economia Mario Monti; solo uno slittamento, visto che il provvedimento varato a maggio dalla Cnpadc «coniuga adeguatezza e sostenibilità, anticipando il raggiungimento dell'ulteriore limite proposto» dalla manovra (legge 201/2011) da 30 a 50 anni.

A tal proposito, Anedda puntualizza che, ancorché l'istituto dei dottori commercialisti «grazie alla riforma deliberata» potrà garantire l'equilibrio dei bilanci per mezzo secolo e, perciò, sarà in grado di pagare le pensioni dei professionisti, «la previsione nel decreto di tener conto dei saldi previdenziali, senza dare alcun peso ai patrimoni in forte crescita degli enti, non ha giustificazioni sul piano tecnico. Aderendo, infatti, alla tesi di valutare l'equilibrio di un ente raffrontando solo entrate e uscite previdenziali nel periodo di riferimento, si giunge alla grottesca conseguenza che tutte le casse in fase di accumulo potrebbero provocatoriamente ridurre la contribuzione, ovvero aumentare le prestazioni», pertanto, si domanda, se il patrimonio che si mette da parte anno per anno non è rilevante ai fini della sostenibilità, «che senso ha incassare adesso una contribuzione superiore alle prestazioni che si stanno erogando?».

Ora, però, aspettando il semaforo verde, la Cnpadc invita i colleghi «a porre massima attenzione nella redazione delle parcelle: è chiaro che ciò creerà difficoltà a coloro i quali dovessero fatturare prima dell'approvazione della delibera», poiché laddove si volesse esercitare successivamente il diritto di rivalsa nei confronti del committente, «si sarebbe costretti a emettere una nota di debito per il recupero del restante 2%». E auspica la ripresa del dialogo, «oggi assente», fra il mondo della previdenza privatizzata, il governo e il parlamento, che in passato, conclude Anedda, ha permesso alle casse di assumere autonomamente le iniziative per mantenere i conti in ordine «senza gravare minimamente sullo stato».

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