A tal proposito, Anedda puntualizza che, ancorché l'istituto dei dottori commercialisti «grazie alla riforma deliberata» potrà garantire l'equilibrio dei bilanci per mezzo secolo e, perciò, sarà in grado di pagare le pensioni dei professionisti, «la previsione nel decreto di tener conto dei saldi previdenziali, senza dare alcun peso ai patrimoni in forte crescita degli enti, non ha giustificazioni sul piano tecnico. Aderendo, infatti, alla tesi di valutare l'equilibrio di un ente raffrontando solo entrate e uscite previdenziali nel periodo di riferimento, si giunge alla grottesca conseguenza che tutte le casse in fase di accumulo potrebbero provocatoriamente ridurre la contribuzione, ovvero aumentare le prestazioni», pertanto, si domanda, se il patrimonio che si mette da parte anno per anno non è rilevante ai fini della sostenibilità, «che senso ha incassare adesso una contribuzione superiore alle prestazioni che si stanno erogando?».
Ora, però, aspettando il semaforo verde, la Cnpadc invita i colleghi «a porre massima attenzione nella redazione delle parcelle: è chiaro che ciò creerà difficoltà a coloro i quali dovessero fatturare prima dell'approvazione della delibera», poiché laddove si volesse esercitare successivamente il diritto di rivalsa nei confronti del committente, «si sarebbe costretti a emettere una nota di debito per il recupero del restante 2%». E auspica la ripresa del dialogo, «oggi assente», fra il mondo della previdenza privatizzata, il governo e il parlamento, che in passato, conclude Anedda, ha permesso alle casse di assumere autonomamente le iniziative per mantenere i conti in ordine «senza gravare minimamente sullo stato».
