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Revisori estratti a sorte, anzi no

del 31/12/2011
di: di Francesco Cerisano
Revisori estratti a sorte, anzi no
Nessun rinvio per l'estrazione a sorte dei revisori locali e la dismissione delle società partecipate. La mancata proroga delle norme sull'associazionismo dei piccoli comuni contenute nell'art. 16 della manovra di Ferragosto (dl n. 138/2011) vanifica anche due differimenti molto attesi dagli enti. E che, stando alle prime indiscrezioni sul decreto milleproroghe (dl n. 216/2011), avrebbero dovuto trovare posto nel provvedimento, salvo poi scomparire all'improvviso nel testo pubblicato giovedì sera in Gazzetta Ufficiale (si veda ItaliaOggi di ieri).

Il primo rinvio avrebbe dovuto riguardare il comma 25 dell'art. 16, quello per intenderci che ha affidato la nomina dei revisori locali a una sorta di lotteria con tanto di estrazione a sorte da un elenco in cui i professionisti saranno inseriti in base a criteri non ancora definiti da parte del ministero dell'interno. Il mancato rinvio non avrà però conseguenze pratiche sulla gestione dei comuni perché come chiarito dal Viminale e dalla Corte dei conti (si veda ItaliaOggi di ieri), la riforma non può considerarsi applicabile fino a quando non sarà stato approvato il decreto che il ministero avrebbe dovuto licenziare entro 60 giorni dalla conversione in legge del dl 138. Il termine è trascorso invano, ma proprio la natura stessa di scadenza ordinatoria (e dunque non sanzionata in caso di inottemperanza) mal si concilia con l'eventualità che possa essere differita con una proroga. «In effetti non c'era bisogno di un rinvio visto che le nuove regole possono considerarsi già in stand-by in attesa del decreto ministeriale», osserva Antonino Borghi, presidente dell'Ancrel. «Basta che il Viminale non approvi il decreto e l'estrazione a sorte dei revisori non diventerà mai operativa».

Discorso diverso per le dismissioni delle partecipate da parte dei comuni con meno di 30 mila abitanti. La manovra di Ferragosto ha anticipato di un anno (dal 31 dicembre 2013 al 31 dicembre 2012) la dead line per mettere in liquidazione le società o cederne le quote di partecipazione. La modifica è contenuta nel comma 27 dell'art. 16 che in un primo momento figurava nell'elenco di norme che avrebbero dovuto beneficiare della proroga di un anno. Dunque il termine sarebbe dovuto slittare nuovamente a fine 2013. Ma il fatto che la versione definitiva del milleproroghe non ne faccia menzione riporta tutto come prima. E assegna ai comuni un orizzonte temporale di un solo anno per portare a termine le dismissioni, salvo un ripensamento globale da parte del governo Monti che secondo quanto risulta a ItaliaOggi appare assai probabile.

Confermata invece la proroga di un anno della riforma della riscossione locale introdotta dal decreto sviluppo di maggio (dl n. 70/2011) e differita di 12 mesi dalla manovra Monti (dl n. 201/2011).

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