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Via ai fondi per salire in cattedra

del 30/12/2011
di: di Benedetta Pacelli
Via ai fondi per salire in cattedra
Sbloccati i fondi per salire in cattedra. Non per tutti però, e soprattutto con le vecchie regole. Con un decreto congiunto firmato dai ministri dell'università, Francesco Profumo, e dell'economia, Mario Monti, infatti (ora trasmesso alla Corte dei conti) il governo sblocca quei 13 milioni di euro stanziati dalla legge di stabilità (legge 13/12/10) destinati al finanziamento di un piano straordinario per la chiamata dei professori di seconda fascia, ovvero gli associati, per il quadriennio 2011-2014. Che saranno effettuate, però, ancora con le vecchie modalità e le cui risorse saranno dirottate solo verso quegli atenei che nel 2010 non hanno superato il limite del 90% per le spese del personale docente.

Se, dunque, il progetto iniziale era quello di destinare i posti ai nuovi abilitati nazionali in base ai principi contenuti nella riforma universitaria (legge n. 240/10) l'arrancare dei nuovi decreti ha deviato la scelta sugli idonei dei vecchi concorsi locali, in molti casi ancora in attesa di prendere servizio.

Il piano di attuazione della riforma prevede tre provvedimenti attuativi: il primo per fissare la nuova architettura dei settori scientifici (già pubblicato in Gazzetta Ufficiale), il secondo per stabilire le procedure di abilitazione (in attesa di pubblicazione in G.U.) e il terzo, ora bloccato dal Consiglio di stato, che stabilisce i criteri e i parametri per l'accesso al ruolo. In attesa che questo mosaico si componga, la palla sta in mano agli atenei che, in fretta e furia, dovranno attivarsi per emanare entro la fine del presente esercizio, cioè dicembre 2011, decreti rettorali ad hoc che dovranno contenere i relativi impegni di spesa che individuano la destinazione generale delle spartizioni per il reclutamento.

Ma chi è che in base al decreto riceverà di più e chi di meno? La tabella ministeriale con le assegnazioni dei fondi non lascia spazio a molti dubbi. Sono 16 gli atenei che sono restano fuori perché hanno sforato i parametri stabiliti per legge. Tra questi figurano l'università di Bari (anche il politecnico), Foggia, Modena e Reggio Emilia, Napoli (Parthenope), Udine e Urbino Carlo Bo. Tra quelle che hanno invece ricevuto di più in base anche ai criteri di carattere premiale (sull'assegnazione hanno pesato qualità della didattica per il 34% e della ricerca per il 66%), ci sono in testa gli atenei di Bologna e di Roma La Sapienza che hanno ricevuto circa 1 milione di euro ciascuno, seguono l'università Federico II di Napoli e quella di Padova con, rispettivamente, 746.464 e 710.243 euro. Ma non solo, perché la nota di accompagnamento al decreto invita gli atenei a valutare l'opportunità di accantonare già da ora una parte delle risorse del piano straordinario per consentire «l'emanazione di un secondo bando nel corso del 2012, non appena saranno disponibili i risultati delle procedure di abilitazione scientifica nazionale».

A spiegare, poi, l'utilizzo delle risorse interviene la circolare protocollo n. 0011889 del 28 dicembre 2011, nella quale si ribadisce un dato già noto agli atenei e cioè che nel corso 2012 si provvederà all'assegnazione aggiuntiva di ulteriori 15 milioni di euro come quota parte di un'assegnazione che si consoliderà nel corso del 2013 in 90 milioni di euro.

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