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Il certificato di malattia salva l'impresa dagli studi

del 30/12/2011
di: di Debora Alberici
Il certificato di malattia salva l'impresa dagli studi
Gli studi di settore sono inapplicabili all'imprenditore che certifica il periodo di malattia. A maggior ragione se l'azienda è stata appena fondata. Lo ha stabilito la Cassazione che, con la sentenza n. 29185 del 27 dicembre 2011, ha respinto il ricorso dell'amministrazione finanziaria. Mai come in questo caso il principio, sancito due anni fa dalle sezioni unite, esplica effetti così penetranti: secondo la sezione tributaria la malattia che impedisce la piena produttività sconfessa pesino gli standard. Il collegio di legittimità ha ricordato che «la procedura di accertamento tributario standardizzato mediante l'applicazione dei parametri o degli studi di settore costituisce un sistema di presunzioni semplici, la cui gravità, precisione e concordanza non è ex lege determinata dallo scostamento del reddito dichiarato rispetto agli standards in sé considerati, meri strumenti di ricostruzione per elaborazione statistica della normale redditività, ma nasce solo in esito al contraddittorio da attivare obbligatoriamente, pena la nullità dell'accertamento, con il contribuente». In questa sede, l'imprenditore ha l'onere di provare, senza limitazione di mezzi e di contenuto, la sussistenza di condizioni che giustificano l'esclusione dell'impresa dall'area dei soggetti cui possono essere applicati gli standards o la specifica realtà dell'attività economica nel periodo di tempo in esame, mentre la motivazione dell'atto di accertamento non può esaurirsi nel rilievo dello scostamento, ma deve essere integrata con la dimostrazione dell'applicabilità in concreto dello standard prescelto e con le ragioni per le quali sono state disattese le contestazioni sollevate dal contribuente. Non solo. L'esito del contraddittorio non condiziona l'impugnabilità dell'accertamento, potendo il giudice tributario liberamente valutare tanto l'applicabilità degli standards al caso concreto da dimostrarsi dall'ente impositore, quanto la controprova offerta dal contribuente che, al riguardo, non è vincolato alle eccezioni sollevate nella fase del procedimento amministrativo e dispone della più ampia facoltà, incluso il ricorso a presunzioni semplici, anche se non abbia risposto all'invito al contraddittorio in sede amministrativa, restando inerte. In quest'ultimo caso, però, l'ufficio delle Entrate può motivare l'accertamento sulla sola base dell'applicazione degli standards, dando conto dell'impossibilità di costituire il contraddittorio con il contribuente.

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