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L'intervento/ Liberalizzazioni e Riforma degli Ordini professionali

del 29/12/2011
di: Giovanni Campo coordinatore degli Ordini e collegio professionali Fialp
L'intervento/ Liberalizzazioni e Riforma degli Ordini professionali
Da qualche mese i 4 mila dipendenti degli Ordini professionali vivono con preoccupazione i provvedimenti emanati dal governo in tema di liberalizzazione delle professioni e riforma dei relativi ordinamenti. Quando si parla di liberalizzare le professioni qualcuno sostiene la necessità di sopprimere gli Ordini professionali. Al contrario quando si parla di liberalizzare le attività economiche nessuno sente la necessità di sopprimere le Camere di commercio, che tengono il registro delle imprese con funzione di anagrafe, ai fini del governo e della trasparenza nello svolgimento delle attività economiche. Così come gli Ordini professionali tengono l'Albo degli esercenti delle singole professioni con funzione di anagrafe dei professionisti, di governo della professione, di trasparenza e di garanzia per il cittadino.

Ora i detrattori degli Ordini professionali non vogliono accettare di svolgere tale funzione pubblica senza alcun onere per le casse dello stato e focalizzano la loro attenzione solamente sull'aspetto corporativo. Per esempio da tempo la Federazione degli Ordini dei medici denuncia, nell'arco dei prossimi 10 anni, una carenza di medici stimata in 35 mila unità, dovuta soprattutto al sistema del numero chiuso per l'accesso alla facoltà di medicina e chirurgia. La restrizione operata dalle Università porterà a reperire alcune figure professionali nell'ambito sanitario, attingendo a lavoratori comunitari o extra comunitari a fronte di un'alta disoccupazione giovanile. Ma se la restrizione all'accesso sta a monte dell'ingresso all'Università, che senso ha sopprimere l'Ordine professionale? Sembra davvero un provvedimento inutile, incapace di risolvere il problema, a meno che per liberalizzazione non si intenda che la professione medica possa venire svolta anche dai cartomanti, maghi e indovini.

Altro discorso attiene l'accesso alle professioni giuridiche. In questi casi fra il conseguimento del titolo di studio e l'esame di abilitazione si interpone un tirocinio variabile da due a tre anni che da molti viene visto come una indebita restrizione. Nel caso delle professioni giuridiche può essere opportuno modificare le regole di accesso alla professione, ma che senso ha sopprimere l'Ordine professionale? Chi verificherebbe la sussistenza dei requisiti previsti dalla legge per l'accesso alle suddette professioni? In merito alle professioni tecniche, fra la laurea e l'abilitazione non è previsto alcun tirocinio e quindi non si capisce dove stia l'indebita restrizione all'accesso, a meno che non si voglia far svolgere tali professioni anche ai manovali di cantiere. La scadenza del 13 agosto 2012, incombe nella riforma degli ordinamenti professionali e, in pochi mesi, si dovrebbe fare quello che per almeno 20 anni non è stato fatto.

Di fatto prevedere l'istituzione di organi a livello territoriale diversi dai Consigli direttivi per l'istruttoria e le decisioni in materia disciplinare serve a rafforzare la funzione pubblica degli Ordini rispetto alla difesa corporativa. Così come prevedere elementi esterni alla professione negli organi di disciplina sarebbe un ulteriore passo in questa direzione, nel nome della trasparenza, a maggiore garanzia dei cittadini.

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