Consulenza o Preventivo Gratuito

Va di moda il valore di mercato

del 29/12/2011
di: di Norberto Villa
Va di moda il valore di mercato
Torna di moda il valore di mercato. Beni concessi in godimento ai soci, immobili e attività finanziarie detenute all'estero, sono alcuni degli esempi recenti in cui il fisco individua in tale valore la base imponibile per far scattare la tassazione. Come è sempre capitato ciò favorirà l'incremento del contenzioso tanto da rendere incerta sia la posizione del contribuente che gli incassi dell'erario. L'aleatorietà del concetto di valore di mercato rende tale conseguenza certa come mostrano anche le esperienze del passato in cui tale parametro è stato previsto (compravendite di immobili, transfer price ecc.) creando spesso più confusione che gettito. Ecco i riferimenti al valore di mercato contenuti negli ultimi provvedimenti.

Assegnazione in godimento ai soci

Un riferimento al valore di mercato lo si individua nell'art. 2 del comma 36-terdecies e seguenti del dl 138. Qui si prevede che la differenza tra il valore di mercato e il corrispettivo annuo per la concessione in godimento di beni dell'impresa a soci o familiari dell'imprenditore forma reddito diverso per il socio con contemporanea indeducibilità in capo alla società.

Se si passa all'analisi del caso concreto le fattispecie che presumibilmente saranno maggiormente presenti sono quelle delle auto e degli immobili. Oltre ai dubbi che ancora esistono per la prima ipotesi (derivanti soprattutto da una norma specifica del Tuir che prevede i limiti di deducibili quale l'art. 164) è evidente che l'individuazione del valore di mercato non è di facile soluzione. È vero che il mercato della concessione in uso (in senso atecnico) delle auto è senza dubbio uno di quelli attivi, ma in ogni situazione vi possono essere innumerevoli variabili. Un possibile riferimento è quello alle tariffe di noleggio. Ma non esiste un dato certo e ufficiale sulla media economica di tale tariffe, le stesse possono essere differenziate territorialmente, altre differenze derivano dalle condizioni contrattuali (durata del noleggio, assicurazioni comprese nella tariffa ecc.). Ma nemmeno con riguardo agli immobili il dato è certo o facilmente individuabile. Inutile scomodare le esperienze passate in tema di immobili ma similarmente si possono ricordare gli innumerevoli contenziosi che ancora nascono tutte le volte in cui si è di fronte a una compravendita di un terreno edificabile da assoggettare a imposta di registro proporzionale. Il concetto di valore venale (leggi: valore di mercato) porta gli uffici (con motivazioni spesso scarne se non assenti) a sparare alto rimandando poi tutto all'obbligatorio contenzioso con il contribuente.

Patrimoniale sugli immobili esteri

Anche il dl 211 non si è tirato indietro nell'utilizzare il valore di mercato.

La prima norma di riferimento è l'articolo 19, comma 15, che con riguardo all'istituzione dell'imposta sul valore degli immobili situati all'estero la stabilisce nella misura dello 0,76% del valore degli immobili specificando che lo stesso è costituito dal costo risultante dall'atto di acquisto o dai contratti e, in mancanza, secondo il valore di mercato rilevabile nel luogo in cui è situato l'immobile.

Quindi in prima battuta vale il costo di acquisto ma se non vi è la possibilità di dimostrarlo (o forse anche se lo stesso non esiste in quanto l'immobile è pervenuto in forma gratuita) ecco allora che interviene il valore di mercato. In questo caso le difficoltà per la sua individuazione sono moltiplicate. Monitorare il mercato immobiliare in Kenia, piuttosto che in Ucraina, non pare essere una facile missione sia per il contribuente che deve individuare la base imponibile che per il fisco quando vorrà dimostrare altri valori rispetto a quelli dichiarati.

Patrimoniale sulle attività finanziarie estere

Ultimo richiamo al valore di mercato è contenuto ancora nell'art. 19 del dl 201. Il comma 20 con riguardo all'imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all'estero dalle persone fisiche residenti nel territorio dello stato stabilisce che la stessa è dovuta (nella misura dell'1 per mille per il 2011 e 2012) in base al valore di mercato, rilevato al termine di ciascun anno solare nel luogo in cui sono detenute le attività finanziarie. Poi la stessa continua chiarendo che tale valore di mercato può identificarsi «anche utilizzando la documentazione dell'intermediario estero di riferimento per le singole attività e, in mancanza, secondo il valore nominale o di rimborso». Per non svuotare la norma del suo contenuto l'utilizzabilità del valore nominale o di rimborso dovrebbe essere consentita nelle ipotesi in cui manchi il valore di mercato (per esempio, per l'impossibilità dell'attività di essere ceduta) ma allora ciò vorrebbe dire che nella quasi totalità dei casi il riferimento dovrà essere al valore di mercato il moltiplicarsi delle difficoltà (trattasi di un valore di mercato di attività mobiliari, magari senza un preciso mercato di riferimento, espresse in valuta estera ecc.).

vota