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Tia e Tarsu privilegiati

del 29/12/2011
di: di Sergio Trovato
Tia e Tarsu privilegiati
I tributi comunali e provinciali sono crediti privilegiati in caso di insinuazione nel passivo fallimentare. Per queste entrate scatta il privilegio sui beni mobili del debitore nella procedura fallimentare anche se la loro disciplina non fa parte del Testo unico della finanza locale. Lo prevede l'articolo 13, comma 13 del dl 201/2011 convertito in legge 214 sulla G.U. di mercoledì.

Con questa norma il legislatore chiarisce una questione dibattuta e si allinea al principio affermato dalle sezioni unte della Cassazione (sentenza 11930/2010), secondo cui quello che conta è la causa del credito, che rappresenta la ragione giustificatrice di qualsiasi privilegio.

In realtà, la questione dell'estensione del privilegio generale alle entrate tributarie di Comuni e Province forma da tempo oggetto di contenzioso: l'articolo 2752, comma 4, del Codice civile, infatti, limita i privilegi ai crediti per imposte, tasse e tributi previsti dalla legge per la finanza locale (r.d. 1175/1931) e dalle norme relative all'imposta comunale sulla pubblicità e ai diritti sulle pubbliche affissioni. La disposizione civilistica, dunque, attribuisce ai crediti tributari degli enti locali, in via subordinata ai crediti dello Stato per imposte sui redditi e Iva, il privilegio generale mobiliare, con collocazione al ventesimo posto nell'ordine delle preferenze (articolo 2778 del Codice civile).

Secondo la Cassazione, al di là della formulazione letterale dell'articolo 2752, deve essere riconosciuto il privilegio anche ai crediti Ici, Tarsu, Tia, nonostante queste entrate non siano disciplinate dal Testo unico della finanza locale. Limitare il privilegio alle sole imposizioni tributarie previste da una legge del 1931 comporterebbe lo svuotamento della norma. Anche perché l'argomento centrale in base al quale è stato negato il riconoscimento del privilegio ai tributi locali, si risolve nel solo criterio letterale di interpretazione della norma. Per esempio, per quanto riguarda l'Ici era stato sostenuto che essendo disciplinata dal decreto legislativo 504/1992 non potesse essere riconosciuto un privilegio accordato ai soli tributi previsti dalla legge sulla finanza locale all'epoca dell'entrata in vigore del Codice civile.

Per i giudici di legittimità, invece, non si può lasciare priva di garanzie un'entrata che rappresenta la principale fonte di finanziamento per i comuni. Piuttosto, va data la massima estensione della norma ai casi non compresi nella lettera legislativa.

Nonostante i contrasti tra i giudici ordinari sull'interpretazione della norma civilistica, a queste conclusioni era arrivata la prima sezione civile della Corte di cassazione (sentenza 5298/2009) su un credito del comune relativo alla tariffa rifiuti. Essendo la tariffa un tributo, in caso di mancato pagamento della somma dovuta dal contribuente il credito può essere insinuato nel passivo fallimentare e gode del privilegio speciale. E si applica questo beneficio non per analogia con la Tarsu o altre imposte e tasse, ma perché l'entrata rimane pur sempre nell'ambito della normativa relativa alla finanza locale ancorché sia stata per ragioni sistematiche delocalizzata in un diverso contesto normativo.

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