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Nessun ultimatum dai sindaci

del 29/12/2011
di: di Luciano De Angelis
Nessun ultimatum dai sindaci
Nel caso di crisi d'impresa il collegio sindacale dovrà sollecitare gli amministratori ad intervenire tempestivamente senza, tuttavia, fornire un termine specifico entro cui adempiere o ricorrere ad uno degli istituti della composizione negoziale della crisi. La vigilanza sul sistema di controllo interno va esercitata dai sindaci anche qualora manchi uno specifico soggetto istituito allo svolgimento della funzione. Sono alcune delle novità apportate alle norme di comportamento del collegio sindacale che, anche con riferimento al sindaco unico, troveranno applicazione dal 1° gennaio 2012. Il Cndcec, oltre che migliorare le norme 9 (attività del collegio sindacale in caso di omissione degli amministratori), 10 (attività del collegio sindacale nelle operazioni straordinarie e nelle altre operazioni rilevanti) ed 11 (attività del collegio sindacale nella crisi d'impresa), fino ad oggi poste in pubblica consultazione, ha applicato un leggero «lifting» alle norme da 1 ad 8 (già approvate in via definitiva lo scorso anno).

Le modifiche alle norme da 1 ad 8. In merito alla prima parte delle norme, gli emendamenti più consistenti riguardano le previsioni in tema di srl per tener conto delle rilevanti modifiche recentemente subite dall'art. 2477 cc a seguito della legge 12/11/2011 n. 183, recentemente modificata dal dl 22/12/2011 n. 212. Circa il cumulo degli incarichi, viene chiarito che non rilevano quelli in società dichiarate fallite o sottoposte a concordato fallimentare. In merito all'indipendenza viene meglio spiegato che quando un candidato sindaco appartiene ad una struttura qualificabile come «rete» la valutazione dell'indipendenza deve tener conto di detta partecipazione e che non rientrano nella definizione di rete i casi in cui sussista una mera ripartizione dei costi e «non vi sia cooperazione nello svolgimento dell'attività professionale».

In relazione al funzionamento del collegio sindacale, invece, si evidenzia come il presidente abbia di norma funzione di impulso dell'organizzazione dell'attività del collegio, pur non avendo compiti diversi ed attribuzioni prevalenti rispetto agli altri componenti del collegio. Le comunicazioni rivolte al collegio vanno indirizzate di norma al presidente (si pensi alle risposte relative alla attività di circolarizzazione) ma il collegio può decidere diversamente. Anche in armonizzazione alle linee guida per il collegio sindacale delegato alla revisione legale (che saranno presto approvate in via definitiva) viene previsto che ad un singolo componente possano esser attribuite attività specifiche successivamente assoggettate ad esame collegiale. In merito ai controlli sulla relazione sulla gestione, viene richiesto di evidenziare che la stessa, nel caso in cui tali informazioni fossero rilevanti, fornisca adeguate informazioni sulla situazione economico-finanziaria della società oltre che sui principali rischi e sugli indicatori pertinenti all'attività specifica della società, comprese le informazioni ambientali e sul personale. Da ultimo, in relazione all'eventuale dissenso di un sindaco rispetto alla maggioranza del collegio, il dissenziente potrà optare per due strade alternative: la prima è quella di far iscrivere nel verbale di assemblea il proprio dissenso riferendo eventualmente alla stessa i motivi del dissenso; la seconda è esprimere il proprio dissenso nella relazione del collegio sindacale con le relative motivazioni relazione che lo stesso può sottoscrivere (se ad esempio ritiene condivisibili le proprie ragioni del dissenso esposte in relazione) o meno.

Aumento del capitale. In caso di aumento in denaro del capitale in modo parziale (cd scindibile) viene richiesto ai sindaci di verificare se la scindibilità dell'aumento sia o meno prevista nella delibera di aumento. In caso di aumenti di capitale in denaro ed in natura viene inoltre richiesto ai sindaci di verificare che gli amministratori abbiano provveduto alla presentazione al registro delle imprese della prevista attestazione di sottoscrizione, mentre nel caso nel caso di conferimento di beni in natura o crediti la verifica dovrà essere estesa altresì alla «dichiarazione informativa» di cui all'art. 2343-quater c.c., a cui gli amministratori sono tenuti, dopo aver provveduto ai relativi controlli.

Perdite. Nel caso di perdite durevoli e di conseguente riduzione del capitale sociale di oltre un terzo, il collegio sarà chiamato a verificare la tempestiva convocazione assembleare da parte dell'organo amministrativo. Meticolose ed incisive devono risultare, a riguardo, le «osservazioni» richieste al collegio sindacale alla relazione che gli amministratori sono tenuti a formulare all'assemblea. Nella versione finale della norma 10.2, al collegio viene richiesto: 1) di valutare le ragioni che hanno determinato le perdite, se le stesse sono state correttamente individuate ed illustrate all'organo amministrativo; 2) di esaminare i criteri di valutazione adottati, tenendo conto delle prospettive di continuità aziendale; 3) di dare atto dei fatti di rilievo avvenuti successivamente alla redazione della relazione e dell'evoluzione della gestione sociale. In merito all'obbligo di attivazione degli amministratori, da un lato viene confermato che lo stesso sussiste solo nel caso in cui la riduzione del capitale assuma i caratteri della durevolezza e, dall'altro, viene precisato (in linea con la posizione della giurisprudenza di legittimità (si veda a riguardo Cass. 17711/2005 n. 23269), che nel caso di riduzione di capitale essa deve avvenire nella esatta misura delle perdite accertate non essendo ammessa una riduzione parziale delle stesse.

Perdite nelle srl. Una interessante posizione viene assunta dalla norma 10.2, in tema di perdite nelle srl. In proposito si evidenzia come l'art. 2482-bis c.c. preveda che le “..osservazioni nei casi previsti dall'art. 2477 debbano essere emesse dal collegio sindacale o dal revisore”. Le norme definitive ritengono che, nel caso in cui nella società sia nominato un revisore esterno le osservazioni in commento spettino a quest'ultimo, mentre spetteranno al collegio nel caso in cui lo stesso sia delegato anche alla revisione legale dei conti. Resta ferma in ogni caso la possibilità per i sindaci di proporre proprie osservazioni.

Liquidazione. Viene meglio specificato che, oltre in merito al bilancio finale di liquidazione, la relazione dei sindaci debba essere redatta anche per il bilancio iniziale ed ai bilanci intermedi. Il collegio dovrà poi partecipare alle adunanze degli organi sociali (ivi comprese le riunioni di un eventuale organo di liquidazione pluripersonale), effettuare atti di ispezione e controllo e convocare se del caso l'assemblea.

Crisi d'impresa. Nel caso in cui, nello svolgimento delle proprie funzioni di vigilanza, i sindaci rilevino la sussistenza di fatti idonei a compromettere la continuità aziendale, essi ne dovranno dare notizia agli amministratori per l'adozione di idonee misure finalizzate alla soluzione della crisi. Non sarà però tenuto (come prevedevano le precedenti bozze) a fornire agli amministratori un termine ultimativo di intervento, ma solo a segnalare e sollecitare l'organo amministrativo alla adozione di idonee misure, anche relative alla cd composizione negoziale della crisi. Nel caso in cui l'organo amministrativo non provveda, i sindaci, previa comunicazione al cda, potranno convocare l'assemblea per informarla sia dello stato di crisi che dell'inerzia degli amministratori. L'assemblea potrà deliberare la ricapitalizzazione, la trasformazione o la liquidazione della società nonché la revoca degli amministratori. Qualora la condotta del cda integri, poi, i presupposti di gravi irregolarità, il collegio potrà rivolgersi al Tribunale ex art. 2409 cc.

Piani di risanamento. Riguardo ad eventuali piani di risanamento (ex art. 67, comma terzo, lett. d), lf) viene meglio specificato che il collegio è tenuto a prendere conoscenza del piano, pur non essendo tenuto a valutazioni in merito allo stesso. A riguardo, oltre alla professionalità dell'attestatore, il collegio dovrà raccomandare le linee guida per il finanziamento delle imprese approvate dal Cndcec, nonché il rispetto del piano e delle scadenze in esso previste.

Accordi di ristrutturazione. In merito, infine, agli accordi di ristrutturazione dei debiti ex art. 182-bis l.f., il collegio sindacale dovrà attestare la professionalità del soggetto incaricato di attestare l'attuabilità dell'accordo. Sul tema va ricordato che, a seguito delle novità apportate dalla legge 122/2010, sono state estese le situazioni in base alle quali, nel caso di accordi di ristrutturazione, per i creditori è esclusa la possibilità di iniziare o proseguire azioni cautelari o esecutive anche nella fase di trattative funzionali alla conclusione dell'accordo stesso. Perché questo avvenga tuttavia è necessario, oltre che una dichiarazione della società che attesti la presenza di trattative con i creditori (che devono rappresentare almeno il 60% dei crediti), anche una dichiarazione di un professionista qualificato sulla presenza delle condizioni per assicurare il pagamento dei creditori che non partecipano alla trattativa o che comunque hanno negato la propria disponibilità a trattare.

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