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Sullo spesometro arriva il rinvio

del 28/12/2011
di: di Francesco Fallacara*
Sullo spesometro arriva il rinvio
La manovra definitivamente varata dal Parlamento suscita non poche perplessità e in generale si inserisce in un contesto non esaltante di manovre che si sono sviluppate nell'arco del 2011. Su questa linea si sono espressi i commercialisti romani in occasione di un serrato convegno dedicato proprio al tema «Manovra Monti, legge di stabilità e altri interventi governativi del 2011: problematiche aperte e impatti sulla professione» organizzato dalla commissione studi di settore dell'ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Roma. Un convegno che per l'importanza decisiva dei temi trattati ha visto la presenza di circa mille iscritti all'ordine.

Chiare le posizioni espresse dai relatori che si sono alternati e che hanno argomentato le ragioni di un giudizio non positivo dei commercialisti sulla manovra Monti e su quelle precedenti.

Le criticità sono molteplici ma possono essere sintetizzate in alcune linee ben definite: azioni slegate e fortemente recessive, fondate principalmente sull'ulteriore incremento dell'imposizione fiscale, sia sulle persone fisiche sia sulle imprese. Inoltre, i regimi di sostituzione delle scritture contabili con l'estratto conto bancario e quello premiale della manovra Monti non riducono gli aggravi amministrativi e i costi delle imprese, senza contare la perdita di importanti informazioni desumibili dalla contabilità con il rischio per l'Agenzia dell'entrate di vedersi costretta a distogliere risorse all'accertamento per destinarle ai nuovi adempimenti.

Resta, inoltre, incomprensibile la posizione manifestata con una serie di provvedimenti contro gli ordini professionali, in particolare nei confronti dei commercialisti: dalle società tra professionisti al collegio sindacale, passando per il tentativo di trasferire obblighi contabili dai professionisti all'Agenzia delle entrate. Nel rispetto dei ruoli di ognuno, la consulenza e contabilità dovrebbe competere ai professionisti e il controllo all'Agenzia. I provvedimenti degli ultimi anni sembrano andare in direzione opposta con il rischio di invertire i ruoli, spostando sui professionisti le incombenze dell'Agenzia delle entrate e viceversa.

Non si tratta di difendere posizioni di «casta» perché l'ordine dei commercialisti e degli esperti contabili non ha barriere di accesso alla professione, non ha limitazioni di collocazione territoriale, non ha competenze esclusive ed è stato tra i primi a prevedere la derogabilità ai limiti minimi della tariffa.

In avvio di lavori il presidente dell'Odcec di Roma, Gerardo Longobardi, ha espresso la perplessità e il malessere dell'intera categoria per i provvedimenti relativi alle società professionali e al sindaco unico, impegnandosi ad intervenire in ogni sede per proporre e favorire le opportune modifiche.

Fulcro centrale del convegno sulla Manovra Monti è stato lo spesometro e la questione delle comunicazioni delle operazioni rilevanti ai fini Iva di importo superiore a 25 mila euro per il 2010 e a 3 mila euro a regime alla luce delle circolari dell'Agenzia. In particolare, recependo le istanze emerse dai relatori e uditori del convegno, il presidente dell'Odcec di Roma ha sollevato mediante una lettera-documento inviata al direttore dell'Agenzia delle entrate, Attilio Befera, il tema delle «difficoltà interpretative e operative inerenti l'invio della comunicazione telematica relativa allo spesometro per l'anno 2010». Longobardi ha osservato che oltre alle difficoltà interpretative del provvedimento, l'Agenzia delle entrate sarebbe stata destinataria di «una mole di dati ridondante e pletorica, anche al di sotto della soglia di legge fissata per l'anno 2010 in 25 mila euro, seguendo criteri interpretativi differenti».

Pur lodando l'intento finalistico della norma, nella lettera-documento inviata al direttore dell'Agenzia delle entrate è stata individuata la concomitanza di quattro fattori che ne avrebbero potuto vanificare l'efficacia. Nel dettaglio: la mancanza di un modello ufficiale di compilazione approvato con decreto direttoriale e correlativa assenza di istruzioni ufficiali di compilazione; la necessità di desumere le istruzioni di compilazione dalle specifiche tecniche che molti professionisti hanno difficoltà di interpretare correttamente; l'emanazione dei vari provvedimenti relativi alla comunicazione in esame solo nello stesso 2011, con l'assenza di ulteriori istruzioni e circolari, fatta eccezione per quelle del 30 maggio e 24 ottobre e tenuto conto delle difficoltà della stessa Agenzia nell'inquadrare alcune tipologie di operazioni (leasing, enti associativi con regimi speciali, regime del margine ecc.); la messa a disposizione del software solo dal 7 novembre scorso con gli aggiornamenti dei programmi che si sono resi disponibili successivamente.

Il quadro descritto dal presidente Longobardi evidenziava, inoltre, l'approdo all'Agenzia di una quantità di «dati difficile da gestire e interpretare e quindi utilizzare ai fini degli accertamenti».

Le evidenze della lettera-documento scaturita dal Convegno dell'Odcec di Roma hanno determinato un evidente risultato perché l'Agenzia delle entrate con la circolare n. 186218 del 2011 ha accolto le perplessità rappresentate, con uno spostamento dal 31 dicembre 2011 al 31 gennaio 2012 del termine per l'invio dei dati.

Un risultato frutto anche dell'impegno dell'Odcec di Roma e del costruttivo dialogo che contraddistingue ormai da tempo i rapporti tra l'ordine di Roma e l'Agenzia delle entrate, sia a livello centrale che territoriale.

Lo stesso Vincenzo Errico, della direzione centrale Agenzia delle entrate, ha riconosciuto le difficoltà operative e interpretative e la valutazione bonaria dei possibili errori soprattutto da sovrabbondanza di dati.

Sottolineando, tra l'altro, che molti dei quesiti posti dai commercialisti di Roma non erano emersi dai precedenti incontri tecnici che l'Agenzia ha avuto anche con i rappresentati nazionali dell'ordine dei commercialisti e degli esperti contabili. L'appello al direttore dell'Agenzia dell'entrate, sostanziato in una richiesta di proroga ragionata e motivata, costituisce un indubbio successo dell'ordine di Roma, grazie anche al contributo apportato da tutti i partecipanti al convegno.

In effetti, nella lettera-documento dell'Odcec di Roma è stato ampiamente evidenziato, con argomentazioni logiche e tecniche, che la mancata proroga dell'invio dei dati della comunicazione così come è oggi strutturata avrebbe determinato conseguenze negative principalmente a carico dell'Agenzia piuttosto che sui commercialisti.

Argomentazioni che poi sono ampiamente presenti nel provvedimento, emanato dall'Agenzia delle entrate. Appare indubitabile che il positivo confronto con i professionisti capitolini e l'immediata azione dell'ordine di Roma con il documento inviato al termine del convegno al direttore dell'Agenzia delle entrate, siano stati decisivi per la concessione della proroga.

* presidente Commissione per l'Analisi degli studi di settore dell'Odcec di Roma

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