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Condono, il processo verbale non fa scattare la lite

del 28/12/2011
di: La Redazione
Condono, il processo verbale non fa scattare la lite
Condono inapplicabile nel caso in cui al contribuente venga notificato soltanto il processo verbale di constatazione. Questo, infatti, non fa scattare l'inizio della lite fiscale che quindi non può dirsi già pendente. Non trova applicazione, in questi casi, l'articolo 2 del dl 564 del 1994.

Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 27997 del 21 dicembre 2011, ha accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria.

Il dl n. 564 del 1994, spiegano gli Ermellini, ha parificato, ai fini della definizione delle liti pendenti, le liti potenziali a quelle effettive, con l'effetto che il pagamento delle iscrizioni provvisorie, previsto dal comma 6, è dovuto, in caso di notifica, di avviso di accertamento, anche da parte del contribuente che non lo abbia impugnato, non essendovi alcuna ragione per riconoscere a quest'ultimo un trattamento più vantaggioso rispetto al contribuente che, prima o dopo l'emanazione della normativa di favore, abbia invece proposto ricorso contro il medesimo avviso. Ben diversa, però è la situazione del destinatario del solo processo verbale di constatazione, in quanto l'esclusione della pendenza della lite, in questo caso discende dalla natura stessa dell'atto notificato, in quanto insuscettibile di autonoma impugnazione e quindi di determinare una lite effettiva. La vicenda riguarda una ditta individuale di Montelupone, in provincia di Macerata. Alla contribuente era stato notificato, in seguito a un'ispezione della Guardia di finanza, un processo verbale di constatazione che non era stato seguito da alcun atto impositivo. La donna aveva aderito alla definizione agevolata all'epoca sancita dall'articolo 2-quinquies del dl 564 del 1994. Ma, dopo ulteriori verifiche, l'ufficio delle Entrate aveva notificato una rettifica Iva. In particolare l'ufficio aveva sostenuto che la lite fra fisco e contribuente fisse solo potenziale. La Ctp di Macerata aveva dato ragione alla titolare della ditta e la pronuncia era stata confermata anche in secondo grado dalla Ctr. Ora l'amministrazione finanziaria ha presentato ricorso in Cassazione ottenendo «un ribaltone».

Debora Alberici

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