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Merci a rischio induttivo

del 28/12/2011
di: di Debora Alberici
Merci a rischio induttivo
L'incongruenza fra la merce rinvenuta dalla Guardia di finanza in azienda e quella contabilizzata legittima l'accertamento induttivo. Grava infatti sul contribuente fornire spiegazioni su dove sono finiti i beni in carico all'impresa. Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 27195 del 16 dicembre 2011, ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle entrate. La sezione tributaria ha spiegato che La Ctr non ha considerato che l'incongruenza tra quantità di merce (alluminio) contabilizzata in carico e quella rinvenuta in sede di verifica era stata rilevata a seguito di un accertamento, fondato sia sull'analisi delle schede di magazzino e delle annotazioni in esse contenute sia a seguito della verifica dell'effettiva giacenza dell'alluminio in pani. Il risultato di tale procedimento ha fatto presumere che la merce non rinvenuta nei locali aziendali era stata venduta senza l'osservanza dell'obbligo di fatturazione delle operazioni. «In tal caso, infatti, non trova applicazione l'ultimo inciso del secondo comma dell'art. 54 dpr n. 633/1972, che legittima il ricorso al metodo induttivo anche sulla base di presunzioni semplici, purché siano gravi, precise e concordanti, bensì l'art. 53 del medesimo dpr n. 633/1972, alla cui stregua la cessione dei beni non rinvenuti nei luoghi in cui il contribuente esercita la sua attività è presunta per disposto di legge, salvo che il contribuente, cui incombe la prova contraria, fornisca spiegazioni in merito all'assenza, in sede di verifica, del materiale che pacificamente risultava in carico all'azienda e che, quindi, avrebbe dovuto essere rinvenuto nei relativi locali». Insomma non era l'ufficio a dover provare la vendita dell'alluminio non rinvenuto ma la società contribuente. Era questa, spiega il Collegio di legittimità, a dover dimostrare che la quantità non reperita era stata utilizzata, tutta, nella produzione. Né può giovare alla tesi della contribuente la circostanza che l'annotazione dei movimenti relativi all'alluminio, nelle scritture ausiliarie di magazzino, era facoltativa, in quanto tale deduzione, priva, in sé, di autosufficienza - poiché riferita alla «scarsissima incidenza sul totale dei materiali acquistati dell'acciaio, dedotta nella memoria depositata presso la Ctp di Parma, non riprodotta- è, comunque, inidonea a mutare i termini della questione, tenuto conto del principio secondo cui il rinvenimento presso la sede dell'impresa di documentazione non obbligatoria, astrattamente idonea a evidenziare l'esistenza di operazioni non contabilizzate, è rilevante sotto il profilo probatorio». La commissione tributaria regionale emiliana, dovrà rivalutare il caso, in diversa composizione, considerando legittima l'applicazione del metodo induttivo.

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