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Ex minimi, scatta la rettifica Iva

del 27/12/2011
di: Pagina a cura di Franco Ricca
Ex minimi, scatta la rettifica Iva
Per gli ex minimi, scatta la rettifica della detrazione Iva. Questa una delle conseguenze che, con l'inizio del nuovo anno, dovranno affrontare i moltissimi contribuenti estromessi dal regime speciale per effetto della revisione dei criteri di accesso. L'applicazione delle disposizioni dell'art. 19-bis2 del dpr 633/72 conduce, in questo caso, a un risultato favorevole per il contribuente, che potrà recuperare una quota dell'imposta non detratta durante la permanenza nel regime speciale, per cui potrebbe ritenersi non obbligatoria. Occorre però considerare gli effetti che la rettifica della detrazione può avere sul versante reddituale, in termini di emersione di sopravvenienze tassabili, derivanti dalla sopravvenuta detraibilità di Iva originariamente indetraibile e quindi spesata, sicché l'adempimento va eseguito.

Ipotizzando il caso di un contribuente che nel 2012 transita al regime Iva normale dopo avere applicato nel triennio 2009-2011 il regime speciale, vediamo come applicare le disposizioni dell'art. 19-bis2.

Merci, materie prime, materiali di consumo

Relativamente ai beni acquistati nel triennio e ancora in giacenza al 31 dicembre 2011, occorre rilevare, sulla base delle fatture d'acquisto o delle bolle doganali di importazione, l'Iva non detratta, per ipotesi 1.500 euro (a), che formerà integralmente oggetto di rettifica.

Supponendo, inoltre, che tra le giacenze vi siano beni acquistati prima del triennio, in relazione ai quali nel 2009, all'atto dell'ingresso nel regime speciale, era stata operata la rettifica restituendo l'imposta detratta, per ipotesi 100 euro (b), occorre procedere a una contro-rettifica, in modo da recuperare anche questa imposta.

Beni mobili ammortizzabili

I beni strumentali ammortizzabili sono soggetti al procedimento di rettifica in dipendenza degli eventi che si verificano nell'arco di cinque anni dall'anno di acquisto o di entrata in funzione (decorso tale periodo, non si procede più a rettifica, in quanto il bene ha esaurito la propria utilità per l'impresa).

Secondo la norma comunitaria, al verificarsi degli eventi che ne costituiscono il presupposto, la rettifica deve riguardare, in ciascun anno, un quinto dell'imposta assolta al momento dell'acquisto. Per la norma interna, invece, al verificarsi del presupposto, occorre calcolare la rettifica in ragione di tanti quinti dell'imposta quanti sono gli anni mancanti al compimento del quinquennio.

Ipotizzando, quindi, che nel 2010 il contribuente avesse acquistato un bene strumentale del costo di 2 mila euro, più Iva indetraibile di 400 euro, nel 2012 si calcolerà una rettifica pari a tre quinti dell'imposta (quanti sono gli anni mancanti al completamento della vita utile del bene, e cioè 2012, 2013 e 2014), ottenendo così l'importo di 240 euro (c).

Beni immobili ammortizzabili. Ai fini delle disposizioni dell'art. 19-bis2, i fabbricati e le aree fabbricabili si considerano in ogni caso beni ammortizzabili, per cui sono soggetti al procedimento di rettifica durante il loro periodo di vita utile. Inoltre, a differenza dei beni mobili, per gli immobili tale periodo è stabilito in dieci anni, anziché in cinque; di conseguenza, la rettifica sarà calcolata in ragione di decimi dell'imposta assolta all'atto dell'acquisto (e non di quinti). In considerazione del requisiti di accesso al regime per i minimi, non sarà molto comune il caso di contribuenti in possesso di beni immobili, mentre sarà ancora più raro il caso di acquisti di immobili effettuati in costanza del regime speciale. Si ipotizza, comunque, che il contribuente avesse acquistato un immobile prima di entrare nel regime speciale, ad esempio un piccolo laboratorio acquistato nel 2005 per 50 mila euro più Iva di 10 mila euro, integralmente detratta. Nel 2009, al momento dell'ingresso nel regime speciale, il contribuente ha rettificato la detrazione in ragione di sei decimi (gli anni mancanti al decennio dall'acquisto), restituendo così 6 mila euro all'erario. Nel 2012 effettuerà nuova rettifica, questa volta a proprio favore, di tre decimi (per i residui anni mancanti), pari a 3 mila euro (d).

Servizi non ancora utilizzati. Per quanto riguarda l'Iva assolta sugli acquisti di servizi, adattando un'esemplificazione proposta dall'Agenzia delle entrate nella circolare n. 13/2008, si ipotizza che il contribuente abbia stipulato un contratto di locazione di un bene strumentale per la durata di tre anni, a decorrere dal mese di luglio 2011, pagando anticipatamente il canone del primo anno (luglio 2011-giugno 2012), di 4 mila più Iva indetraibile di 800 euro. A gennaio 2012, il contribuente determinerà una rettifica a proprio favore commisurata all'importo del canone anticipato riferibile ai sei mesi del 2012, e dunque pari a 400 euro (e).

Momento di esecuzione ed evidenze contabili. Il comma 9 dell'art. 19-bis2 stabilisce che le rettifiche sono «effettuate» nella dichiarazione relativa all'anno in cui si verificano gli eventi che le determinano, sulla base delle scritture contabili obbligatorie. Occorre quindi predisporre una documentazione idonea a rappresentare i calcoli delle rettifiche, che saranno poi indicati, nella dichiarazione annuale 2013 per il 2012, per l'ammontare complessivo dell'imposta rettificata, nel rigo VG70. Dalla prassi e dalle soluzioni normativamente adottate in precedenza, si desume tuttavia che l'importo dell'imposta oggetto di rettifica per variazione del regime fiscale va computato già nella prima liquidazione periodica eseguita successivamente al verificarsi dell'evento. Pertanto, nel nostro esempio, il contribuente che transita nel 2012 al regime normale computerà a proprio credito, già nella liquidazione di gennaio (o del primo trimestre) 2012, l'imposta complessivamente rettificata che esporrà poi nella dichiarazione annuale, nella fattispecie pari a 5.240 euro (a+b+c+d+e). Va da sé che questo credito è utilizzabile esclusivamente all'interno delle liquidazioni Iva (c.d. compensazione verticale).

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