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Riforma Enpapi, ok dai ministeri

del 23/12/2011
di: di Gabriele Ventura
Riforma Enpapi, ok dai ministeri
I ministeri vigilanti approvano la riforma Enpapi, l'Ente di previdenza e assistenza della professione infermieristica. L'altro ieri, infatti, secondo quanto comunica l'Ente in una nota, i dicasteri hanno fatto pervenire la nota di approvazione delle deliberazioni che, modificando il regolamento di previdenza, incidono sia sul versante delle entrate contributive sia su quello delle prestazioni erogate. Entrando nel dettaglio, l'aliquota su cui si determina la misura del contributo integrativo è stata fissata al 4% (seguendo le previsioni della legge 12 luglio 2011, n. 133) e, di conseguenza, il contributo integrativo, calcolato sul volume di affari effettivamente conseguito, sarà destinato per il 2% all'incremento del montante contributivo e per il 2% al Fondo per le spese di gestione e per la solidarietà. «È importante precisare», afferma il presidente di Enpapi, Mario Schiavon, «che, secondo le indicazioni pervenute dai ministeri vigilanti, la misura del contributo integrativo rimane fissata nella misura del 2% per le pubbliche amministrazioni che si avvalgono delle prestazioni professionali degli iscritti all'Ente. I liberi professionisti iscritti dovranno imporre, nelle fatture che saranno emesse a fronte delle prestazioni professionali erogate, il 4% nei confronti dei clienti privati e il 2% nei confronti della pubblica amministrazione». Il provvedimento approvato, inoltre, comprende l'aumento progressivo, in cinque anni, dell'aliquota dall'attuale del 10% fino al 16% del reddito netto. L'Enpapi è intervenuto anche sulla misura della contribuzione minima soggettiva, che aumenta, sempre in cinque anni, fino a complessivi 1.600 euro, mentre la contribuzione minima integrativa è passata a 150 euro. Dal lato delle prestazioni sono stati estesi i coefficienti di trasformazione oltre l'età di 65 anni, prevedendo che il trattamento decorra dalla data della domanda. «L'iscritto che decida di andare in pensione oltre il 65° anno di età», spiega Schiavon, «potrà fruire, in questo modo, di una pensione più favorevole. Con questa riforma il tasso di sostituzione sostanzialmente raddoppia, creando le condizioni per garantire ai professionisti assicurati un trattamento pensionistico adeguato ed in linea con i diritti sanciti dall'articolo 38 della Costituzione».

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