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Senza riforme non si va lontano

del 21/12/2011
di: di Maesa Morelli Componente Giunta Ungdcec
Senza riforme non si va lontano
L'Unione nazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili, ben consapevole delle necessità che hanno spinto il governo Monti a varare il decreto Salva Italia, intende, quale sindacato di categoria, esprimere le proprie osservazioni sulla manovra nel suo complesso e andare poi ad analizzare le norme di impatto fiscale, cui inevitabilmente risulta più sensibile.

L'importo della manovra è di circa 34 miliardi e lo slogan con la quale è stata portata avanti trova la sua sintesi nelle parole: rigore, equità e sviluppo.

Il rigore di questa manovra è sotto gli occhi di tutti, per l'equità e lo sviluppo, invece, non si scorgono significative tracce.

Non è nostra intenzione fare polemica sull'argomento, comprendiamo che il tempo a disposizione di questo nuovo governo tecnico sia stato davvero poco (17 giorni), non solo, ma è un governo alla guida di un Paese che per oltre un quarantennio ha vissuto al di sopra delle proprie possibilità, disciplinato da un isterismo normativo che ha consentito il proliferare di fenomeni perversi (corruzione, evasione) senza il benché minimo pensiero sulle conseguenze che ci sarebbero state nel futuro, dulcis in fundo oggi l'Italia è sorvegliata speciale dell'Europa. Ciò premesso, attendiamo che il passo successivo a tale «frettolosa» manovra sia la messa in campo strutturata di riforme quali: 1) un mercato interno sburocratizzato e liberalizzato nelle direzioni opportune; 2) riduzione dei costi della politica; 3) spesa pubblica virtuosa orientata allo sviluppo; 4) un mercato del lavoro flessibile al quale si accompagni un sistema pensionistico equo ed equilibrato che non sottragga risorse alle future generazioni a favore di rendite fondate su inadeguate contribuzioni; 5) un sistema formativo di alto livello che prepari realmente i giovani alle sfide che si troveranno ad affrontare sul mercato del lavoro; 6) un sistema fiscale lineare nel quale la lotta all'evasione si perfezioni quale strumento atto alla ricerca del sommerso «reale» e non come mannaia da usare indistintamente con ferocia e aggressione, e dal quale ci si possa tutelare senza compressioni del proprio diritto a una legittima difesa.

La percezione da parte del contribuente di una maggiore equità nella lotta all'evasione, e nel sistema fiscale in generale, potrà innescare solo processi virtuosi nei quali la leva fiscale diventa un volano per la crescita e lo sviluppo così come il corretto assolvimento dell'obbligazione tributaria diventa un modello comportamentale diffuso.

Consapevoli del fatto che tali riforme porteranno risultati solo in tempi medio-lunghi, il loro avvio immediato risulta essere vitale per il futuro di coloro che verranno, per aumentare il nostro potenziale di crescita, per tranquillizzare l'Europa sul cambio di marcia dell'Italia.

Tornando all'analisi del decreto Salva Italia, è evidente che trattasi nuovamente di una manovra che, purtroppo, agisce più sul lato delle entrate che delle spese. Soffermandoci su alcune norme di maggior interesse per i dottori commercialisti ed aventi come obiettivo la crescita, incontriamo all' art. 1 del dl. 201/2011 - rubricato Ace (aiuto alla crescita economica) - un incentivo al rafforzamento patrimoniale delle imprese italiane. Alle imprese in contabilità ordinaria che si ricapitalizzano con capitale proprio viene riconosciuto un premio sotto forma di abbattimento del reddito d'impresa, calcolato applicando alla variazione in aumento del capitale proprio rispetto a quello esistente al 31/12/2010 una percentuale del 3%. Trattasi sostanzialmente della sorella gemella della Dit (dual income tax), avente lo scopo di disincentivare il ricorso al mercato del credito in favore dell'autofinanziamento, che attualmente, però, resta una prerogativa per pochi eletti.

All'art. 2 invece è contemplata la defiscalizzazione dell'Irap sul costo del lavoro.

A partire dal periodo di imposta 2012 è ammessa la deduzione integrale dal reddito di impresa o di lavoro autonomo dell'Irap calcolata sul costo del personale indeducibile secondo il principio di cassa. Tale agevolazione si andrà a cumulare con lo sconto forfettario del 10% in vigore dal 2008, che rimane operativo per la parte residua ossia per la parte riferibile agli interessi passivi che restano interamente indeducibili dall'imponibile del tributo regionale. Con riguardo a tale incentivo rimane l'amara constatazione, considerata l'avversità diffusa verso l'Irap e i suoi presupposti impositivi, che si sia persa l'occasione per estenderlo anche all'altra componente imponibile degli interessi passivi di cui i bilanci delle imprese sono, specie in tale periodo, pesantemente gravati. Per quel che riguarda il rigore e l'equità di questa manovra, risultano interessanti le misure dirette a contrastare la lotta all'evasione, che affiancano all'inasprimento delle misure sanzionatorie il riconoscimento di particolari incentivi (art.10 dl 201/2011).

Una serie di particolari coperture a tutela dall'azione accertatrice del fisco vengono riconosciute ai soggetti che risultano già per il periodo 2011 congrui e coerenti, anche per adeguamento, di contro vengono rafforzati i controlli nei confronti di coloro che non risultano allineati agli studi di settore (ricorrendo anche alle indagini finanziarie). Da ciò deriva il riposizionamento degli studi di settore al centro dell'azione di accertamento dell'amministrazione finanziaria, che accompagnandosi alle misure incentivanti all'adeguamento comporterà un innalzamento del livello di compliance dei contribuenti. Ulteriori incentivi, intesi come semplificazioni contabili e amministrative, coperture da rettifiche effettuabili dall'agenzia delle entrate, vengono riconosciuti ai contribuenti (persone fisiche e società di persone) che rendano trasparenti al fisco le proprie attività di impresa o professionali.

Per realizzare la trasparenza delle proprie attività dinanzi al fisco il contribuente dovrà provvedere all'invio telematico all'Agenzia delle entrate dei corrispettivi, delle fatture emesse e ricevute, delle risultanze degli acquisti e delle vendite non soggetti a fatturazione e istituire un conto corrente dedicato all'attività svolta. Al riguardo, non possiamo fare a meno di evidenziare perplessità e preoccupazione, per i riflessi negativi che una siffatta norma potrebbe avere nei confronti di una lotta all'evasione fiscale che sia efficace ed efficiente.

Nel recente Forum dei giovani liberi professionisti, l'Ungdcec ha sottolineato come una efficace lotta all'evasione fiscale «di massa» necessita di un'amministrazione finanziaria sempre più concentrata in attività di tipo investigativo e di riscontro diretto sul territorio e sempre meno impegnata in attività di carattere burocratico-impiegatizio.

Questa misura si muove nell'esatta direzione contraria e sottrae all'Agenzia delle entrate ingenti risorse che potrebbero essere più fruttuosamente destinate all'emersione del sommerso, anziché all'esame dei dati che i contribuenti, non si sa con quale periodicità, dovranno inviare per usufruire del regime premiale opzionale.

D'altra parte, facendo un accorato appello ai conclamati rapporti di collaborazione e rispetto intercorrenti tra la nostra categoria e l'amministrazione finanziaria, non si può certo credere che chi ha suggerito l'introduzione di questa norma ritenga davvero che, con riferimento alla platea delle micro e piccole partite Iva, l'evasione fiscale si annidi in ciò che i contribuenti dichiarano al fisco con l'ausilio dei loro commercialisti, anziché in ciò che molto semplicemente omettono di dichiarare sia al fisco che al loro commercialista.

Se poi agli invii dei contribuenti che sceglieranno il regime premiale della trasparenza, si va ad aggiungere la mole di dati (estratti conto) che, in base all'art.11 dl 201/2011 dovranno essere inviati a far data del 01/01/2012 dagli operatori finanziari all'Anagrafe tributaria, si intuiscono ancora meglio le perplessità iniziali, una delle quali è la stessa tenuta tecnologica dei database del fisco all'impatto di tutti questi nuovi invii.

Nonostante i passi avanti compiuti, in termini di gettito recuperato dalla lotta all'evasione, le stime della stessa Agenzia delle entrate evidenziano un sommerso economico ancora da aggredire di molte volte superiore.

Siamo convinti che per un contrasto efficace all'evasione fiscale non serva un'amministrazione finanziaria tuttologa, depositaria di sconfinati poteri, e che si occupi dall'accertamento e la riscossione fino all'amministrazione della giustizia tributaria e pure dell'assistenza fiscale, con il rischio ineludibile di fare tutto male, ma, al contrario, un sistema Paese in cui funzionari del fisco, giudici tributari e liberi professionisti siano messi nelle condizioni di svolgere ciascuno in modo corretto e professionale il proprio ruolo, senza invasioni di campo, in un clima di costruttiva collaborazione e reciproco rispetto a tutto ed esclusivo vantaggio della collettività.

In una logica di sacrificio generalizzato che il decreto Salva Italia impone, frutto di un governo tecnico che per definizione è scevro da clientelismi elettorali, deludere l'opinione pubblica e l'opinione tecnica e specialistica dei dottori commercialisti sarebbe una grave mancanza di cui siamo fiduciosi il governo Monti non si vorrà macchiare.

La nostra associazione crede di poter dare un fattivo contributo ai tavoli di concertazione, ove si prepareranno le riforme di interesse per la categoria e sulle quali la categoria deve concorrere con il proprio sapere tecnico.

Reduce dalla recente e partecipata esperienza del Forum giovani professionisti, in cui sono state portate all'attenzione del mondo politico ben 18 proposte concrete per combattere la logica del diritto acquisito e dell'illegalità, l'Unione nazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili, quale rappresentanza ed espressione della parte giovanile dei dottori commercialisti ed esperti contabili, perno vitale e lungimirante della categoria, è oggi quanto mai consapevole del contributo che le proprie idee possono portare in termini di rilancio del Paese.

Trattasi di una affermazione che non nasce da autoreferenzialismo, a cui non siamo avvezzi, ma dai molteplici consensi raccolti in occasione del Forum.

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