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La scarcerazione senza prove

del 21/12/2011
di: di Debora Alberici
La scarcerazione senza prove
La ragionevole durata del processo va garantita a tutti i costi. Infatti la Corte di cassazione è tenuta ad annullare senza rinvio la misura cautelare nel caso di processo interamente indiziario e che renda l'appello bis ininfluente. È quanto affermato dalla quarta sezione penale di Piazza Cavour che, con la sentenza numero 46976 del 20 dicembre 2011, ha accolto il ricorso di un presunto pusher, uno straniero, che chiedeva l'annullamento senza rinvio della custodia cautelare in carcere perché le accuse si fondavano soltanto su meri indizi.

I giudici hanno precisato che «l'art. 620, lett. I), codice di procedura penale prevede l'adozione di tale formula in ogni altro caso in cui la corte ritiene superfluo il rinvio ovvero può essa medesima procedere alla determinazione della pena o dare i provvedimenti necessari». D'altronde, l'annullamento della condanna va disposto senza rinvio allorché un eventuale giudizio di rinvio, per la natura indiziaria del processo e per la puntuale e completa disamina del materiale acquisito e utilizzato nei pregressi giudizi di merito, non potrebbe in alcun modo colmare la situazione di vuoto probatorio storicamente accertata.

Questo principio è stato ora esteso anche alla custodia cautelare. I giudici lo dicono a chiare lettere: «tale principio», si legge nelle motivazioni, «sufficientemente consolidato in tema di annullamento delle sentenze, può essere applicato anche alla materia delle impugnazioni delle misura cautelari, dove il principio della ragionevole durata deve armonizzarsi con il disposto dell'art. 13 della Costituzione laddove è previsto che il sacrificio della libertà personale è consentito solo per atto motivato della autorità giudiziaria e solo nei casi e modi previsti dalla legge». Infatti, quando un provvedimento, come la custodia in carcere, che colpisce la libertà dell'indagato, si palesa totalmente carente dal punto di vista della motivazione e tale vuoto, dall'analisi degli atti svolta dal giudice di merito che ne ha determinato l'ostensione, non appare possa essere colmato, «l'ulteriore sacrificio delle libertà individuale, implicito in un annullamento con rinvio del provvedimento cautelare, appare ingiustificato alla luce dei parametri costituzionale dettati dall'art. 13 Cost. e legittima l'annullamento del provvedimento senza rinvio».

È quanto è successo a un 27enne di Firenze, indagato nell'ambito di un'inchiesta per spaccio di stupefacenti. Il ragazzo era stato sorpreso in macchina con un amico. Nell'auto erano state rinvenute sostanze stupefacenti e lui aveva avuto un atteggiamento particolarmente reticente. Per questo era scattata la misura cautelare, confermata dal Riesame del Capoluogo toscano. Ma si trattava pur sempre di meri indizi. Ecco perché la quarta sezione penale ha ordinato la scarcerazione del giovane.

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