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Carta professionale Ue per tutti

del 20/12/2011
di: di Benedetta Pacelli
Carta professionale Ue per tutti
Altro che piattaforme comuni per agevolare la mobilità dei professionisti europei, d'ora in poi, basterà una semplice Carta professionale. Sarà questo, infatti, per Bruxelles, lo strumento chiave attorno al quale si svilupperà la possibilità per i professionisti europei di esercitare l'attività in uno stato diverso da quello di origine. Ma la tessera è solo il primo dei sei punti contenuti nella proposta che la Commissione europea ha presentato lo scorso 13 dicembre per l'ammodernamento della Direttiva qualifiche. Si parte, dunque, con la creazione di una carta professionale, su base volontaria, che attesti l'esperienza accademica e professionale e che sia collegata al sistema Imi, (Internal market information sistem), cioè il sistema d'informazione del mercato interno. Ma non solo perché, dal processo di revisione della 36/05, ci sia aspetta nello stesso tempo la possibilità di accedere con più facilità alle informazioni sul riconoscimento delle qualifiche. In sostanza la Commissione propone l'utilizzo degli sportelli unici previsti dalla direttiva servizi, trasformandoli in sportelli in grado di fornire facilmente qualsiasi informazione relativa alle proprie attività (regolamentazione, procedure, scadenze) invece di dovere ricorrere alle diverse rappresentanze istituzionali. Restyling in arrivo anche per le professioni disciplinate da direttive settoriali, cioè, medici, odontoiatri, infermieri, architetti, veterinari, farmacisti, ostetriche. Per queste professioni, infatti, per le quali vige il sistema del riconoscimento automatico la Commissione chiede un aggiornamento dei requisiti minimi di formazione fermi a oltre 20 anni fa e, ancora specificamente per le professioni sanitarie, di introdurre un «meccanismo proattivo di allerta» per assicurare la sicurezza dei cittadini. In pratica nel caso di professionisti che continuano a esercitare il loro lavoro all'interno dell'Unione europea nonostante siano stati sospesi o radiati, dovrebbe essere stabilito un meccanismo che obblighi gli stati membri a emettere un'allerta per tutti gli altri stati (nel caso in cui un'azione regolatrice venga presa contro la registrazione di un professionista o contro il loro diritto di fornire dei servizi). E le piattaforme comuni, quei criteri, cioè, che avrebbero dovuto consentire di colmare le differenze formative tra i diversi paesi? Testimoniato che si sono rivelate un fallimento, la Commissione propone di estendere il meccanismo del riconoscimento automatico a nuove professioni. Si tratta di mettere a punto un sistema di conoscenze, competenze ma anche un test comune per valutare la capacità dei operatori a esercitare una determinata professione. Infine il sesto punto prevede l'introduzione di un nuovo meccanismo che giustifichi la presenza di determinate professioni: gli stati membri dovranno fornire un elenco delle loro professioni e giustificare la necessità di una regolamentazione. Questo dovrebbe essere seguito da un esercizio di valutazione reciproca promosso dalla stessa Commissione.

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