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Imposta municipale, al buio l'acconto di giugno

del 20/12/2011
di: Maurizio Bonazzi
Imposta municipale, al buio l'acconto di giugno
Neppure l'emendamento al decreto salva Italia ha rimosso gli ostacoli che si troveranno ad affrontare i contribuenti per pagare l'Imu. È il caso della determinazione dell'acconto da pagare a giugno, per il quale non è più prevista la modalità di calcolo facendo riferimento alle aliquote vigenti l'anno precedente oppure della probabile necessità di dover distinguere, nell'F24, la quota dell'Imu spettante allo stato rispetto a quella dovuta al comune.

Acconto. In materia di Ici, l'originario art. 10 del decreto legislativo n. 504/1992 prevedeva che il pagamento dell'imposta fosse ripartito in due rate: la prima, da pagarsi entro il mese di giugno, pari al 90% dell'imposta dovuta per il periodo di possesso del primo semestre e la seconda, a saldo, da corrispondersi nel mese di dicembre.

Di talché, se i comuni avessero adottato le aliquote entro il termine previsto dalla legge per l'approvazione del bilancio di previsione (fissato prima al 31 ottobre e poi al 31 dicembre dell'anno precedente a quello di riferimento), i contribuenti avrebbero avuto tutto il tempo per fare i calcoli di quanto dovuto a titolo di acconto.

Sennonché le sistematiche proroghe, di volta in volta concesse dal legislatore o dal competente ministero, obbligavano così i contribuenti ad attendere le decisioni dei comuni fino a pochi giorni prima del pagamento dell'acconto.

Per evitare questi disagi, a far tempo dal 2001, il legislatore, modificando l'art. 10 del dlgs n. 504/1992, ha previsto che l'acconto, pari al 50% dell'imposta dovuta, dovesse essere calcolato sulla base dell'aliquota dell'anno precedente.

L'Imposta municipale sperimentale del decreto legge n. 201/2011, non disciplinando nulla al riguardo, rende, di fatto, applicabile (in virtù del rinvio operato al comma 1 dell'art. 13) quanto disposto dal comma 3 dell'art. 9 del dlgs n. 23/2011 così prevedendo che il calcolo dell'acconto debba essere effettuato applicando l'aliquota relativa allo stesso anno per il quale si fa il versamento. Il che sta a significare che se il termine per l'approvazione del bilancio 2012 dovesse essere prorogato, per esempio, a fine maggio, i contribuenti avrebbero appena sedici giorni di tempo per fare i conti e pagare quanto dovuto.

La quota erariale. L'art. 13, comma 11, del dl n. 201/2011 prevede che allo stato venga riservata una quota dell'Imu pari alla metà dell'imposta calcolata applicando l'aliquota dello 0,38% a tutti gli immobili (terreni e aree edificabili compresi) a eccezione dell'abitazione principale e delle relative pertinenze nonché dei fabbricati rurali ad uso strumentale. La norma specifica che quanto di competenza statale deve essere versato «contestualmente» all'Imu propria.

Il che induce a pensare che nell'F24 (unica modalità di pagamento prevista per l'Imu) dovranno essere indicati (probabilmente con specifici codici tributo) le due componenti del tributo, quella erariale e quella comunale. Tutto ciò renderebbe particolarmente complesso l'adempimento richiesto al contribuente atteso che, in tale ripartizione, non si dovrà tenere conto di detrazioni d'imposta oppure di riduzioni o aumenti delle aliquote deliberate dai comuni (si vedano gli esempi in tabella).

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