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Confisca per i fondi

del 20/12/2011
di: Pagina a cura di Debora Alberici
Confisca per i fondi
Stretta della Cassazione sulle misure ablative che derivano dalla responsabilità amministrativa degli enti. È infatti legittima la confisca per equivalente sui beni della società e su quanto acquisito illegittimamente dai finanziamenti statali. Ciò anche se l'attività illecita è iniziata prima dell'entrata in vigore della 231/2001. È quanto sancito dalla Corte di cassazione che, con la sentenza numero 46756 del 19 dicembre 2011, ha confermato la confisca ex art. 240 del codice penale e la confisca per equivalente sui beni di una società creata fittiziamente per ottenere finanziamenti dallo Stato.

Per questo erano scattate entrambe le misure nonostante l'illecito fosse stato posto in essere a cavallo dell'entrata in vigore del dlgs 231. Il Tribunale lo aveva confermato e la decisione non era cambiata in secondo grado. Ora la sezione feriale penale di Piazza Cavour l'ha resa definitiva. In particolare gli Ermellini, aderendo alle motivazioni della Corte territoriale siciliana hanno precisato che «la natura di misura di sicurezza della confisca prevista dall'art. 240 c.p. è fondata sul pericolo derivante dall'avere a disposizione beni adatti a essere impiegati in azioni delittuose; qualità che, nel caso della società sotto inchiesta, è insita nell'essere questa priva di qualsivoglia reale attività imprenditoriale e creata, come un simulacro, al solo scopo di rispondere ai requisiti di legge necessari per ottenere i finanziamenti».

D'altronde il Massimo consesso di Piazza Cavour ha sancito, con la sentenza n. 10280 del 2008, la legittimità della confisca di ogni bene che sia immediata trasformazione in termini economicamente apprezzabili, del denaro, trasformazione che non snatura il concetto stesso di profitto quale derivazione diretta dall'attività delittuosa, rappresentandone il tantundem. Ha anche puntualizzato che nel caso concreto esiste un rapporto causale e diretto tra i beni oggetto di confisca e il reato, essendo stata creata l'impresa strumentalmente per accedere in modo illecito ai finanziamenti.

In motivazione i Supremi giudici hanno inoltre ribadito il concetto di profitto del reato soggetto sempre alla confisca per equivalente, anche nel caso di responsabilità amministrativa degli enti, spiegando che tale profitto del reato è costituito anche dal bene immobile acquistato con somme di denaro illecitamente conseguite, quando l'impiego dei soldi è casualmente collegabile al reato ed è soggettivamente attribuibile all'autore di quest'ultimo.

Nulla da fare neppure sul fronte del momento di consumazione del reato che, secondo la difesa, era avvenuto prima dell'entrata in vigore della 231. A questa obiezione il Collegio di legittimità ha ribattuto che si tratta di una fattispecie a «consumazione prolungata». Anche la Procura generale aveva chiesto di confermare la misura ablativa.

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