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Clandestini, favoreggiamento soft

del 17/12/2011
di: di Francesco Cerisano
Clandestini, favoreggiamento soft
La Consulta piccona un altro pezzo del pacchetto sicurezza Maroni. E dichiara illegittimo l'obbligo di custodia cautelare in carcere per l'indagato per favoreggiamento all'immigrazione clandestina. Ciò che secondo la Corte contrasta con la Costituzione non è tanto la presunzione di pericolosità in sé del soggetto a carico del quale vi siano gravi indizi di colpevolezza per tale reato, quanto piuttosto il suo carattere assoluto che vanifica il principio del «minore sacrificio necessario» in materia di misure cautelari. Lo hanno stabilito i giudici delle leggi nella sentenza n. 331/2011 depositata ieri in cancelleria. Una decisione che si inserisce in un filone giurisprudenziale consolidato col quale la Consulta dal 2010 (sentenza n.265) in poi ha inteso delimitare l'automatismo della carcerazione preventiva. A cominciare dall'analoga presunzione posta a carico degli indagati per delitti a sfondo sessuale, passando per gli accusati di omicidio volontario e associazione finalizzata al traffico di stupefacenti (sentenze n.164 e 231 del 2011). In tutti i casi le norme impugnate sono state dichiarate illegittime in quanto «la compressione della libertà personale va contenuta entro i limiti indispensabili a soddisfare le esigenze cautelari del caso concreto». A ricorrere alla Consulta è stata la Corte di cassazione che dubitava della legittimità dell'art.12, comma 4-bis del Testo unico sull'immigrazione (dlgs n.286/1998) aggiunto nel 2009 dal pacchetto sicurezza voluto dall'allora ministro dell'interno Roberto Maroni. Nella sentenza redatta dal giudice Giuseppe Frigo la Corte costituzionale ha accolto su tutta la linea le censure degli Ermellini. E richiamando le proprie precedenti pronunce ha ribadito che «le presunzioni assolute, specie quando limitano un diritto fondamentale della persona, violano il principio di eguaglianza se sono arbitrarie e irrazionali». Una considerazione, questa, che aveva portato nel 2010 a dichiarare incostituzionale l'art. 275 comma 3 del codice di procedura penale nella parte in cui estendeva l'obbligo di custodia cautelare previsto per i delitti di mafia ai delitti a sfondo sessuale. E porta ora la Consulta alle medesime conclusioni sulla disciplina del reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina per il quale la legge n.94/2009 non aveva previsto la possibilità di acquisire «elementi specifici in relazione al caso concreto dai quali risulti che le esigenze cautelari possono essere soddisfatte con altre misure».

Indennità di frequenza anche senza carta di soggiorno. Una ulteriore buona notizia per gli immigrati arriva da un'altra sentenza (n.329) depositata sempre ieri dalla Consulta e redatta dal giudice Paolo Grossi. La Corte ha stabilito che l'indennità di frequenza, riconosciuta ai minorenni mutilati e invalidi civili ed erogata alle stesse condizioni reddituali dell'assegno mensile di invalidità, spetta anche al minore extracomunitario sprovvisto di carta di soggiorno. Per la Corte costituzionale subordinare il beneficio al permesso di soggiorno vanificherebbe la ratio stessa dell'indennità di frequenza. Nell'attesa che decorrano i 5 anni di permanenza minima sul territorio nazionale, infatti, verrebbero compresse «sensibilmente le esigenze di cura e assistenza di soggetti che l'ordinamento dovrebbe invece tutelare». Di qui la dichiarazione di illegittimità costituzionale dell'art.80, comma 19 della Finanziaria 2001 (legge n.388/2000).

Rimborsabilità dei farmaci. Con la sentenza n.330/2011 la Consulta ha bocciato l'articolo 11, comma 6 bis del dl 78/2010 nella parte non prevede alcun coinvolgimento delle regioni nella determinazione dei livello di rimborsabilità dei farmaci, privando così i governatori della possibilità di differenziarlo nel proprio territorio.

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