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Scongiurata l'abrogazione degli ordini

del 16/12/2011
di: La Redazione
Scongiurata l'abrogazione degli ordini
Le nuove proposte di emendamento al decreto legge n. 201/2011 riducono il rischio di vedere soppresse le norme vigenti sulle professioni e sugli ordinamenti professionali, e rendono meno drastici non solo il decreto in discussione ma anche il provvedimento inserito nella legge di stabilità. L'articolo 33 del decreto Monti, infatti, costringeva a una tempistica accelerata della riforma delle professioni previste nella manovra estiva (dlgs 138/2011) stabilendo che se non si fosse riuscito a provvedere a una riforma entro il 13 agosto 2012, le norme vigenti sugli ordinamenti professionali sarebbero state abolite. In sede di conversione del testo, invece, il Parlamento ha presentato alcune proposte emendative all'articolo 33, proponendo innanzitutto l'abolizione della decadenza automatica della normativa in caso di mancata riforma entro il termine previsto ma, soprattutto proponendo che, con l'approvazione del regolamento governativo di riforma degli ordinamenti, vengano soppresse solo quelle norme incompatibili con i principi contenuti nella manovra estiva. Principi che lo stesso regolamento dovrà recepire, quali: accesso libero alla professione, formazione continua obbligatoria, tirocini da regolamentare, assicurazione professionale obbligatoria, libertà per il professionista di farsi pubblicità, distinzione del ruolo amministrativo degli ordini da quello deontologico.

Ma le contraddizioni restano. Una su tutte il fatto che qualora le riforme non dovessero trovare attuazione nel regolamento del governo, a pagarne le spese saranno gli ordini che, sulla carta, però, non sono chiamati a intervenire. E invece sarà importante che le professioni vigilino soprattutto affinché non si metta mano semplicemente a una mini-riforma che cambia tutto perché non cambi niente.

Una cosa è certa: un riordino che si definisca tale non può essere un semplice recepimento di quei principi stabiliti nella manovra estiva, perché si ridurrebbe a una sorta di semplice ritinteggiatura del mondo delle professioni, quando invece è necessaria una vera e propria riforma per ammodernare davvero il sistema. In ogni caso contrariamente a chi pensa che questa sia la fine delle professioni, i periti industriali, invece, ritengono che questa sia una straordinaria opportunità da non perdere per riordinare il sistema. Ben venga, dunque, anche la scadenza temporale perentoria con il correttivo sull'abrogazione in caso di mancata riforma, considerando che nel passato discussioni, condite di veti incrociati, non hanno prodotto nulla.

E i periti industriali il loro contributo verso la modernità lo vogliono dare con la creazione di un nuovo ordine che metta insieme professionisti con competenze simili tra loro. L'obiettivo è quello di andare verso la costituzione di una professione di taglio europeo che raccolga la sfida della semplificazione e nello stesso tempo della riduzione degli organismi attuali: «Vogliamo dare un concreto esempio della capacità di semplificare un sistema che ha generato confusione anche verso gli stessi cittadini», spiega il presidente del Cnpi, Giuseppe Jogna. Lo strumento con cui raggiungere questo obiettivo è ormai noto: creare un ordine dei tecnici laureati per l'ingegneria suddiviso in settori di specializzazione che possa diventare la casa del tecnico di primo livello di cui la società tutta ha bisogno.

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