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Uso di carta altrui sul web, truffa anche senza acquisto

del 16/12/2011
di: Debora Alberici
Uso di carta altrui sul web, truffa anche senza acquisto
Linea dura della Cassazione sulle vendite simulate su internet. Risponde infatti di truffa e indebito utilizzo chi usa la carta di credito di un altro anche se la transazione non va a buon fine. È quanto ribadito dalla Suprema corte che, con la sentenza n. 45946 del 12 dicembre 2011, ha reso definitiva la condanna nei confronti di un 33 enne di Milano che aveva simulato su internet delle vendite vantaggiose. La vicenda riguarda un giovane accusato di aver messo in atto una serie di falsi e truffe su internet. In particolare i reati, consumati sul web, erano consistiti nella simulazione di operazioni di vendita di prodotti a prezzo vantaggioso ma in realtà volte ad acquisire solo il denaro dei clienti, utilizzando illecitamente strumenti di pagamento virtuali. Non solo. L'uomo non aveva interrotto la condotta criminale neppure dopo la prima misura di prevenzione. Per questo il Gip della Capitale Lombarda aveva emesso una condanna a cinque anni di reclusione e 3.200 euro di multa. La decisione era stata confermata in secondo grado. Contro la doppia conforme la difesa ha presentato ricorso alla Suprema corte ma senza successo. Infatti gli Ermellini hanno respinto tutti i dieci motivi di ricorso depositati al Palazzaccio. Ad avviso della sezione feriale penale l'indebita utilizzazione, a fini di profitto, della carta di credito o del documento analogo, da parte di chi non ne sia titolare, integra il reato di cui all'art. 55 del dlgs n. 231 del 2007, indipendentemente dal conseguimento di un profitto o dal verificarsi di un danno, non essendo richiesto dalla norma che la transazione giunga a buon fine e comunque, alla luce dell'insegnamento delle Sezioni Unite (sentenza n. 22902 del 2001), il reato di truffa non è assorbito in quello di indebita utilizzazione, a fine di profitto proprio o altrui, da parte di chi non ne sia titolare, di carte di credito o analoghi strumenti di prelievo o pagamento, se la condotta incriminata non si esaurisca nel mero utilizzo del documento predetto ma sia connotata, come nel caso in esame, da un quid pluris, ossia dall'artifizio consistente nel carpire e utilizzare, invito domino, il codice alfanumerico. Nelle intenzioni dei clienti, infatti, quest'ultimo doveva restare segreto fino alla consegna della merce, oggetto della transazione commerciale.

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