Consulenza o Preventivo Gratuito

Imu all'estero su doppio binario

del 16/12/2011
di: di Maurizio Tozzi
Imu all'estero su doppio binario
Immobili all'estero, batosta nel 2011 senza distinguo. L'imposta sul valore degli immobili nella misura dello 0,76% si applica anche a chi ha legittimamente acquistato gli stessi in paesi stranieri, peraltro rispettando in toto la normativa in materia di tracciabilità, sia evidenziando le consistenze sia i flussi nel quadro RW. Nessuna differenza rispetto agli immobili scudati: tutti pagano gli stessi importi. Coinvolti anche i cittadini stranieri residenti in Italia. Creati due sistemi: quello reddituale e quello patrimoniale. Dunque vi saranno immobili non imponibili redditualmente che invece dovranno scontare il nuovo balzello, mentre nel caso di immobili locati o a tassazione catastale all'estero sarà necessario dichiarare anche il reddito e procedere al calcolo del credito d'imposta in base all'articolo 165 del Tuir.

I commi 13 e seguenti dell'articolo 19 del dl 201, come recentemente emendato, introducono una sorta di «patrimoniale» sui beni immobili detenuti all'estero dalle persone fisiche residenti nel territorio dello stato e a prescindere dalla loro destinazione d'uso, già attiva per l'anno 2011. La norma è destinata a creare non poche polemiche per una serie di aspetti che forse dovrebbero essere meglio coordinati. In primo luogo non avviene nessuna distinzione tra immobili «legittimamente» acquistati o detenuti all'estero sin dall'origine e immobili che invece sono stati «legittimati» solo a seguito dello scudo fiscale. Se già in riferimento ai soggetti che hanno fruito della sanatoria la richiesta di nuovi importi stride chiaramente con la normativa precedente, in sostanza «tradendo» la fiducia di chi vi ha fatto ricorso, deve dirsi che per quanto concerne coloro che mai hanno avuto problemi con i beni detenuti all'estero l'introduzione della nuova patrimoniale è davvero un fulmine a ciel sereno. In sostanza si parla di coloro che nel tempo hanno dichiarato i redditi percepiti in Italia e li hanno sottoposti a tassazione, li hanno inviati con il canale bancario all'estero, si sono preoccupati di rispettare in toto la normativa di riferimento in materia di tracciabilità, soprattutto riscontrando se era necessario compilare il quadro RW sia per gli invii monetari (III sezione) sia per le consistenze (II sezione) e hanno sempre ottemperato alla dichiarazione dei redditi al ricorrere dei presupposti di cui all'articolo 67, comma 1, lett f) del Tuir: ebbene anche questi contribuenti sono «parificati» a chi ha fatto ricorso allo scudo, essendo tenuti allo stesso modo a versare l'imposta dello 0,76% peraltro calcolata non sul valore catastale, bensì sul valore d'acquisto o, se mancante, dal valore di mercato. Da un lato chi è stato ligio al dovere e ha sempre pagato, dall'altro chi ha magari acquisito l'immobile con i frutti dell'evasione e ha approfittato dei «saldi» dello scudo (essendo comunque doveroso precisare che tra chi ha fatto ricorso allo scudo magari vi è anche chi ha solo omesso la compilazione del quadro RW). Qualcosa evidentemente non funziona nella nuova previsione normativa, perché se è vero che l'obiettivo non dichiarato è quello di colpire il popolo degli «scudanti», allora è necessario quantomeno preservare chi ha sempre rispettato la legge. Peraltro la disposizione, dal tenore letterale, ripropone l'ennesimo dubbio che riguarda il quadro RW: è rivolta non agli italiani, bensì a tutti coloro che sono residenti in Italia. Dal che deriva che tutti gli stranieri che nel frattempo si sono stabilizzati nel nostro paese, magari conservando gli immobili di famiglia in quello di origine (nella stragrande maggioranza dei casi acquistati o ricevuti in forza di capitali realizzati all'estero e dunque non derivanti da presunta evasione in Italia), dovrebbero sottostare al nuovo prelievo. Anche sul punto è facile immaginare il «delirio» dell'applicazione della disposizione, soprattutto nei confronti degli stranieri provenienti da paesi non evoluti, con non chiara documentazione catastale e per i quali è già stato improbo, se non impossibile, compilare il quadro RW in forza delle recenti precisazioni dell'amministrazione finanziaria in base alle quali per gli immobili l'indicazione in dichiarazione deve essere sempre fatta, a differenza del passato (fino a tutto il 2008) laddove tale obbligo esisteva solo se gli immobili erano produttivi di reddito all'estero (reddito catastale o locazione). Ma anche sul fronte reddituale le sorprese non sono poche: testualmente la norma prevede che dalla patrimoniale dello 0,76% è scomputabile un credito d'imposta pari all'eventuale patrimoniale pagata nello stato estero e inoltre l'imposta è dovuta a prescindere dalla destinazione dell'immobile. Dunque la patrimoniale sugli immobili all'estero rappresenta una sorta di «sistema autonomo» rispetto a quello che accade sul fronte reddituale. Se in sede di dichiarazione, nel compilare il quadro RL sulla base di quanto previsto dal citato articolo 67, comma 1, lett. f) del Tuir, deve osservarsi se l'immobile produce o meno un reddito all'estero, sul fronte della patrimoniale lo 0,76% ancorato al valore dell'immobile deve essere sempre pagato. Per esempio, se un immobile è sito a New York ed è tenuto a disposizione, non essendovi negli Usa un'imposizione catastale, lo stesso non deve essere indicato nel rigo RL12 e non è tassato in Italia. Deve però essere riportato nella sezione II di RW e già per il 2011 è sottoposto al prelievo della patrimoniale nella misura dello 0,76% rapportata al relativo valore. Ma sul fronte della patrimoniale lo stesso accade se l'immobile è locato: il reddito percepito dalla locazione, infatti, non influenza la patrimoniale, che sarà comunque calcolata sul valore dell'immobile. Cambia invece tutto sul fronte reddituale: l'immobile oltre a essere indicato in RW deve anche essere indicato in RL12 e sottoposto a tassazione, con eventuale riconoscimento del credito d'imposta di cui all'articolo 165 del Tuir. Ed è proprio in materia di credito d'imposta che si nota l'ultima differenza e complicazione tra il «sistema» reddituale e quello «patrimoniale»: mentre nel primo caso bisogna fare riferimento alle convenzioni contro le doppie imposizioni ed eventualmente alle aliquote convenzionali, sul fronte della patrimoniale il meccanismo previsto dal legislatore appare abbastanza diretto, dovendosi pagare comunque in Italia e si potendo solo scomputare l'eventuale patrimoniale pagata all'estero. Dal che deriva che dovrà anche analizzarsi la tipologia di imposta pagata all'estero sull'immobile, in quanto se trattasi di imposte sul reddito, dal sistema analogo all'italiano, tali imposte non saranno scomputabili dalla patrimoniale, ma dovranno essere «trattate» con il meccanismo del credito d'imposta di cui all'articolo 165 del Tuir.

vota