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Iva sospesa per la conferitaria

del 15/12/2011
di: Franco Ricca
Iva sospesa per la conferitaria
In caso di conferimento di un ramo d'azienda, è consentito trasferire alla conferitaria che continuerà l'attività di esportazione una parte del plafond per gli acquisti in sospensione d'Iva maturato dalla conferente. La quota trattenuta dalla conferente e quella da trasferire alla conferitaria potranno essere determinate in rapporto all'ammontare delle operazioni non imponibili che ciascuno dei due soggetti presume di realizzare rispetto alla somma complessiva di tali operazioni. Queste le indicazioni fornite dall'Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 124 del 14/12/2011, che segna il superamento definitivo delle rigidità della risalente prassi dell'amministrazione in materia.

Il quesito è stato presentato da una società che vende all'estero macchinari di propria produzione, occupandosi anche delle successive prestazioni di assistenza. La società, in possesso dello status di esportatore abituale, ha fatto presente che intende scorporare i due settori di attività, trattenendo la commercializzazione e le attività di servizi e conferendo, dal 31/12/2011, il ramo aziendale relativo alla produzione ad una società di nuova costituzione, con la quale realizzerebbe poi cessioni all'esportazione in triangolazione dei macchinari.

La società ha chiesto pertanto di sapere se la conferitaria può subentrare nella facoltà di acquistare in sospensione d'Iva. E ha osservato che nella disciplina interna non vi è una disposizione che regolamenti gli effetti di queste operazioni straordinarie, mentre l'art. 19 della direttiva 2006/112/CE prevede che, in caso di trasferimento totale o parziale di azienda, gli stati membri possono considerare irrilevante, ai fini Iva, l'operazione di conferimento del complesso aziendale e riconoscere la successione del conferitario nei rapporti tributari relativi al complesso aziendale trasferito, facoltà esercitata nell'ordinamento interno per escludere dall'Iva le cessioni e i conferimenti di aziende o rami di azienda.

Secondo la società, la conferitaria potrebbe fare riferimento alle operazioni relative al complesso aziendale trasferito che hanno generato il plafond, effettuate dalla conferente, mentre la quantificazione della quota di plafond disponibile dall'1/1/2012 per l'una e l'altra società potrebbe effettuarsi in base alle operazioni non imponibili che ciascuna di esse prevede di realizzare nel 2012.

Nella risposta, l'Agenzia ha ricordato di avere precisato, con la risoluzione n. 165/2008, che, nei casi di specie, il trasferimento del plafond è subordinato alle condizioni che la conferitaria continui l'attività relativa al complesso aziendale oggetto di trasferimento, già svolta dalla conferente, e che subentri nei rapporti giuridici relativi ai complessi aziendali conferiti. Ciò al fine di assicurare la continuità nello svolgimento dell'attività di esportazione, in modo da giustificare il trasferimento dello status di esportatore abituale.

In ordine alla seconda condizione, è stato inoltre precisato che, secondo la giurisprudenza, il trasferimento del plafond non deve ritenersi subordinato al trasferimento di tutti i debiti/crediti dell'azienda, ma solo delle posizioni attive e passive necessarie ad assicurare, in situazione di continuità, la prosecuzione dell'attività rivolta ai clienti non residenti.

L'Agenzia ha precisato poi di non ritenere necessario il trasferimento di tutti i rapporti con la clientela non residente, fondandosi il diritto ad acquistare in sospensione nella situazione obiettiva di esportatore abituale, nella quale la conferitaria si trova per effetto del conferimento.

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