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Nel Lul ci va la retribuzione reale

del 14/12/2011
di: di Daniele Cirioli
Nel Lul ci va la retribuzione reale
È la «realtà di fatto» e non il ccnl applicato in azienda il termine di paragone per determinare se una registrazione sul Lul sia o meno infedele. Infatti, le registrazioni relative alle ore lavorare oppure alla retribuzione erogata sono infedeli se non corrispondono alle effettive ore prestate dal lavoratore o all'effettiva retribuzione dallo stesso percepita, anche se le relative misure non concordano con i limiti (minimo o massimo) previsti dalla contrattazione collettiva. Lo precisa, tra l'altro, il ministero del lavoro nell'interpello n. 47 di ieri spiegando il campo di applicazione della sanzione da 150 a 1.500 euro (da 500 a 3.000 se riferita a più di dieci lavoratori).

Registrazioni sul Lul. L'interpello arriva in risposta a un quesito formulato dai consulenti del lavoro con cui hanno chiesto precisazioni circa la configurabilità delle ipotesi di infedele registrazione delle ore di lavoro e delle somme erogate sul libro unico del lavoro (Lul) quando tali registrazioni siano difformi dalle ore effettivamente svolte dal lavoratore ovvero dalle somme effettivamente erogate allo stesso.

I chiarimenti. La risposta del ministero è affermativa. Dopo aver richiamato la normativa in materia, il ministero ricorda che nella precedente circolare n. 20/2008 aveva già specificato che integra la condotta della infedele registrazione la scritturazione di «dati che abbiano riflesso immediato sugli aspetti legati alla retribuzione o al trattamento fiscale o previdenziale del rapporto di lavoro» e che l'infedeltà delle registrazioni è legata alla registrazione di un dato che risulta «gravemente non veritiero», e perciò infedele rispetto alla «effettiva consistenza» della prestazione lavorativa sotto il profilo retributivo, previdenziale o fiscale. A tanto, il ministero aggiunge un ulteriore chiarimento, ossia a che cosa rapportare l'infedeltà: se al parametro dettato dal contratto collettivo di riferimento oppure alla realtà di fatto (cioè alla misura delle somme effettivamente percepite dal lavoratore).

Conta la realtà di fatto. Il ministero propende per la seconda soluzione, ossia per la riconduzione dell'infedeltà delle scritturazioni alla realtà di fatto e cioè alla necessaria corrispondenza fra quanto di fatto erogato e quanto risultante dal Lul. Pertanto, secondo il ministero l'illecito si configura «ogni qualvolta la quantificazione della durata della prestazione o la retribuzione erogata effettivamente non corrisponda a quella formalizzata sul libro unico». In via esemplificativa, spiega il ministero, la sanzione è applicabile nelle ipotesi dei cosiddetti «fuori busta» o di una indicazione delle ore di lavoro quantitativamente diversa da quelle effettivamente prestate. Viceversa, non sarà corretto applicare la sanzione, secondo il ministero, quanto le somme erogate al lavoratore siano effettivamente quelle indicate sul Lul, pur differenziandosi da quanto astrattamente previsto dal contratto collettivo applicabile. In conclusione, il ministero ritiene coerente con il sistema introdotto dal libro unico del lavoro collegare la reazione punitiva alle ipotesi di sostanziale e reale incidenza della condotta illecita sui profili di tutela dei lavoratori che, nel caso dell'infedele registrazione, riguardano la registrazione di dati in modo non corrispondente al vero. Diversamente argomentando infatti, aggiunge il ministero, si potrebbero verificare situazioni per le quali, pur in presenza della corresponsione di somme non corrispondenti a quelle registrate sul Lul ma corrispondenti a quanto astrattamente previsto dal ccnl, il datore di lavoro sarebbe indotto a considerare come costi aziendali non già quelli effettivamente sostenuti ma quelli virtuali, ossia derivanti da quanto dovuta astrattamente (e registrato), con conseguente ipotesi di esposizioni in bilancio di dati non veritieri.

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