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Dati finanziari, utilizzo ristretto

del 14/12/2011
di: di Duilio Liburdi
Dati finanziari, utilizzo ristretto
Utilizzo dei dati di natura finanziaria con regole più stringenti, almeno in linea di principio, e conservazione dei dati stessi sino alla decadenza del periodo di accertamento fiscale. Inoltre, soltanto i documenti palesemente falsi possono far scattare sanzioni penali nei confronti del contribuente che li produce. E' questo il risultato di alcune correzioni che l'emendamento all'articolo 11 della manovra Monti produce su alcune delle disposizioni introdotte in materia di accertamento e lotta all'evasione fiscale.

La trasmissione dei dati

di natura finanziaria

Uno dei pilastri della manovra, in tema di contrasto all'evasione fiscale è rappresentato dalla previsione in vigore dal 1 gennaio 2012 in base alla quale gli operatori finanziari provvedono ad una comunicazione periodica all'anagrafe tributaria concernente le movimentazioni che hanno interessato i rapporti richiamati nell'articolo 7, comma 6, del dpr n. 605 del 1973 ed ogni informazione relativa ai predetti rapporti laddove le stesse siano necessarie ai fini dei controlli fiscali, nonché l'importo delle operazioni finanziarie indicate nella disposizione di cui al citato dpr n. 605 del 1973. Il primo intervento emendativo riguarda proprio il comma 2 dell'articolo 11 laddove si dispone che i dati in questione sono archiviati in apposita sezione dell'anagrafe tributaria. Nel successivo comma 3, laddove si tratta dell'obbligo di comunicazione di ulteriori informazioni relative ai rapporti di natura finanziaria necessarie ai fini dei controlli fiscali vengono apportate delle modifiche ad opera dell'emendamento:

- in primo luogo, si afferma che oltre alle associazioni di categoria degli intermediari finanziari dovrà essere sentito anche il garante per la protezione dei dati personali;

- in secondo luogo, le ulteriori informazioni dovranno essere trasmesse se strettamente necessarie ai fini dei controlli fiscali. Il punto sta nel fatto della concreta valutazione sul concetto di stretta necessità ai fini dei controlli fiscali e, soprattutto, sul soggetto che effettua tale valutazione. Una modifica, dunque, che in linea di principio dovrebbe garantire di più i contribuenti ma che, come l'intero impianto normativo, contiene una incognita sulle modalità di concreto utilizzo di questa enorme mole di dati che saranno a disposizione dell'amministrazione finanziaria;

- infine, l'emendamento prevede come il provvedimento del direttore dell'agenzia delle entrate che regolerà le modalità di comunicazione dei dati, dovrà anche prevedere anche adeguate misure di sicurezza per la conservazione dei dati che non può superare i termini massimi di decadenza previsti in materia di accertamento delle imposte sui redditi. Anche in questo caso si tratta di una misura che nasce con finalità di garanzia e che in concreto potrebbe comportare un periodo di conservazione dei dati a cui attingere estremamente ampio. Infatti, considerando anche il rilevante abbassamento della soglia di punibilità penale in materia tributaria contenuta nella legge n. 148 del 2011, i termini per l'accertamento ai fini delle imposte sui redditi sono suscettibili di raddoppio rispetto a quelli ordinari previsti dall'articolo 43 del dpr n. 600 del 1973.

Ulteriore previsione contenuta nell'emendamento è la modifica al comma 4 dell'articolo 11 nella parte in cui si prevede l'elaborazione di liste selettive di contribuenti a maggior rischio di evasione. In questo, nella sostanza, la modifica al decreto legge n. 201 del 2011 appare riprendere le previsioni della legge n. 148.

Documenti

falsi

Un aspetto che aveva fatto molto discutere nella stesura dell'articolo 11 del decreto era quello contenuto nel comma 1 laddove si affermava come l'esibizione o la trasmissione di documenti od atti in tutto od in parte falsi ovvero fornire dati e notizie non rispondenti al vero comportava la sanzionabilità penale del comportamento secondo quanto previsto dall'articolo 76 del dpr 445 del 2000. Tale ipotesi viene ora limitata alla esibizione ed alla trasmissione di documenti od atti falsi, rimuovendo dal rischio penale l'ipotesi di fornitura di dati e notizie non rispondenti al vero. Una modifica, questa, che aiuta sicuramente a rasserenare gli animi su un tema estremamente delicato e che aveva portato ad ipotizzare un rischio di natura penale anche semplicemente mediante la presentazione di una dichiarazione contenente dati non rispondenti al vero. La ratio della disposizione normativa, dunque, appare quella di punire un comportamento palesemente fraudolento in sede di indagine fiscale che si manifesta mediante la produzione di documentazione falsa totalmente o parzialmente. In ogni caso un tema, quello della sanzionabilità penale in campo fiscale di recente profondamente inciso e che, in molti casi, avrà l'effetto di consentire anche alla luce del discutibile indirizzo espresso dalla Corte Costituzionale di amplificare temporalmente i termini per l'accertamento amministrativo ai fini delle imposte sui redditi ed anche dell'IVA.

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