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Stanchi di fare i passacarte del fisco

del 13/12/2011
di: dott. Renzo Amanzio Regni (studio.regni@tiscalinet.it), Gubbio (Pg)
Stanchi di fare i passacarte del fisco
Preg.mo Direttore,

la presente per esprimere, come dottore commercialista, l'estremo stato di disagio della categoria (che ai vertici nazionali non sembra oltremodo interessata), oberata da adempimenti che poco hanno a che fare, oggi, con un'assistenza fiscale e aziendale vera e propria che dovrebbe contraddistinguere e confermare le qualità per le quali, tra l'altro, abbiamo studiato dall'Università in poi.

Come Lei ha anticipato nel Suo editoriale del giorno 5 u.s. occorrerebbe che le nostre voci isolate si facciano sentire un po' più del solito; certo, per noi è difficile «scendere in piazza» e minacciare «blocchi» al pari dei benzinai e degli autotrasportatori; se fermiamo la nostra attività i primi a rimetterci sarebbero i nostri clienti che potrebbero essere sanzionati per comportamenti omissivi, anche a noi riconducibili.

Uno dei prossimi adempimenti riguarda le famose comunicazioni over 25 mila, e più in là, in pieno caos dichiarativo, quelle over 3 mila.

E se oggi decidessimo come categoria, tutti insieme, ma dico tutti nessuno escluso di non inviarne neanche una, che succederebbe? Perché dobbiamo sottostare sempre e comunque alle volontà di un'amministrazione che pretende da noi dati già pronti (vedi le dichiarazioni telematiche) senza corrisponderci alcunché per questo importante servizio? Ci viene rimborsato qualcosa dei nostri necessari costi per adeguare i sistemi informatici a queste crescenti richieste? Non mi pare.

Questo servizio è essenzialmente per lor signori, non certo per i clienti i quali di certo non conoscono tutte le insidie dei quadri di una dichiarazione dei redditi (tanto per fare un esempio).

E allora, che ci pensassero loro a reperire tutte le informazioni di cui si dice abbiano bisogno; vengano nei nostri studi, analizzino i documenti contabili e scelgano le fatture di importi superiori a quelli normativamente elencati così non si avrà bisogno né di norme, né di prassi, né tantomeno di giurisprudenza.

E Le dico la verità: io opero dal 1988 e in questi anni, che cominciano ad essere diversi, il rapporto fisco-contribuente non è mai migliorato: anzi. Tutt'altro. Lo Statuto (del contribuente) viene calpestato sistematicamente; i contraddittori con gli Uffici sono ridicoli e i pvc redatti dai finanzieri devono contenere i maggiori rilievi (anche se concettualmente ridicoli) possibili per fare budget e fare bella figura quando il Tg1 alla fine dell'anno resoconterà l'attività del corpo militare.

Un ultimo flash per la giustizia tributaria: sinceramente lascia molto a desiderare; sentenze pressapochistiche e peraltro di difficile comprensione lasciano trasparire una competenza limitata, forse ancora rimasta al dpr n.597/del 1973 (non so se mi spiego…).

È possibile continuare a lavorare in questo contesto? Io penso proprio di no e per questo chiedo ai vertici della categoria di mobilitarsi per far capire, almeno una volta nella vita, chi siamo e quali interessi rappresentiamo.

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