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In famiglia parte la ripresa

del 10/12/2011
di: La Redazione
In famiglia parte la ripresa
Il 4 dicembre scorso il consiglio dei ministri ha varato una manovra finanziaria che prevede una serie di interventi rivolti a favorire la crescita del sistema produttivo e del lavoro, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici. L'ago della bilancia, tra plausi e critiche, tende a pendere verso l'idea che il peso di tali misure ricadono sempre sui soliti noti. «Una manovra debole con i forti e forte con i deboli che non incide adeguatamente su chi detiene la maggiore concentrazione della ricchezza nazionale ma piuttosto chiede lacrime e sangue dei soliti noti», ha commentato il presidente nazionale tributaristi Lapet Roberto Falcone. «Ci sembra per esempio che l'imposta dell'1,5% sui capitali scudati risulti una misura piuttosto tiepida, se si pensa che in altri Stati raggiunge addirittura il 30%».

In un contesto economico poi dove la soglia delle famiglie a rischio povertà rischia di diventare sempre più alta, il Fattore Famiglia può essere uno strumento estremamente efficace. «In tema di famiglia i passi che sono stati fatti sono ancora troppo piccoli», ha aggiunto Falcone. «Detassare i nuclei familiari con figli potrà consentire di lasciare più risorse alle famiglie al fine di incentivare i consumi. In quest'ottica infatti l'introduzione del Fattore Famiglia nel sistema di tassazione dei redditi rappresenta oltre che uno strumento di equità fiscale, un investimento per il rilancio dell'economia. Le risorse per fare questo possono essere reperite da una efficace lotta all'evasione e da una drastica riduzione dei costi della politica a tutti i livelli. Sarebbe molto più semplice ridurre le indennità di tutte le cariche pubbliche con un mero e immediato decreto legge piuttosto che ridurre il numero delle cariche pubbliche (parlamentari, ministri, segretari e sottosegretari, membri di commissioni, comitati e delegazioni parlamentari bicamerali, membri di giunte e consigli regionali, provinciali e comunali). L'iter legislativo infatti sarebbe piuttosto articolato e quindi molto più lungo in quanto diretto a modificare principi costituzionali».

In tema di professioni poi il decreto «salva Italia» conferma la riforma delle professioni sulla scia delle manovre estive, già intervenute nell'abolizione delle tariffe minime, formazione obbligatoria, polizza assicurativa obbligatoria ed equo compenso ai tirocinanti. «Tali misure sono già, ormai da svariati anni, una realtà per la Lapet. Oggi, nel particolare momento storico di crisi economico-finanziaria che stiamo attraversando, gli interventi posti in campo dal Governo Monti soprattutto per quel che attiene le liberalizzazioni e le semplificazioni del settore professionale devono trovare attuazione nel più breve tempo possibile. Rilanciare l'economia è ipotizzabile solo puntando sulla valorizzazione delle risorse umane e dei giovani in modo particolare», ha spiegato il presidente.

Il nostro sistema di formazione scolastica per esempio, così come il tirocinio obbligatorio, rende eccessivamente lunga e onerosa la strada di accesso al lavoro. «Per cui una riduzione fino a un massimo di 18 mesi del tirocinio così come previsto dal decreto Monti va senza dubbio nella direzione di favorire l'occupazione. Siamo convinti che favorendo il regime di concorrenza, si potrà garantire la crescita, da un lato delle imprese e dall'altro assicurare al consumatore una maggiore qualità dei servizi a fronte di costi minori. In tal senso la modernizzazione degli ordini e le liberalizzazioni in atto, permetteranno finalmente ai professionisti di competere con gli altri partner europei», ha indicato Falcone. «Liberalizzare dunque vuol dire rimuovere gli ostacoli inutili alla concorrenza, le riserve che limitano l'attività professionale, migliorare la qualità dei servizi, restituire la competitività internazionale ai professionisti italiani, offrire alle nuove generazioni l'opportunità di costruire il loro domani nel mercato del lavoro in un regime di meritocrazia. È dunque il momento di fare emergere rapidamente professioni divenute ormai vitali per l'economia italiana. In un sistema sempre in continua evoluzione come il nostro, ora che l'iter della riforma delle professioni è ormai avviato, non resta che augurarci una assoluta liberalizzazione tale da consentire di operare con la massima semplicità».

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