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Formazione snobbata

del 10/12/2011
di: Benedetta Pacelli
Formazione snobbata
Il 40% dei commercialisti snobba la formazione professionale continua. O comunque arranca per conseguire quei fatidici 90 crediti formativi indispensabili per l'assolvimento dell'obbligo formativo così come stabilito dal decreto legislativo (139/05). Il numero spunta fuori dal sondaggio inviato, lo scorso maggio, dal Consiglio nazionale di categoria a tutti gli ordini territoriali per monitorare lo stato della formazione continua alla conclusione del primo triennio obbligatorio. E con l'obiettivo anche procedere ad una revisione del Regolamento sulla formazione che trasforma il dovere deontologico della formazione continua in un obbligo giuridico di aggiornamento professionale. Numeri a partire dai quali è scattato l'allarme da parte dell'Unione giovani dottori commercialisti ed esperti contabili.

I numeri del sondaggio. I risultati dell'indagine evidenziano innanzitutto un dato: il 40% degli iscritti non ha raggiunto i 90 crediti formativi necessari. Un numero che va comunque analizzato in un contesto generale tenendo soprattutto in considerazione che da questo sondaggio sono esclusi alcuni degli ordini più numerosi (Roma, Milano, Napoli, Torino, Bari) che non hanno inviato le risposte. Di questo 40%, comunque, quasi la metà ha raggiunto meno di 30 crediti, il 12,9% più di 60 e meno di 90 e il 9,2% più di 30 e meno di 60. C'è poi, di contro, una buona percentuale di iscritti, il 60,4% che ha maturato i crediti richiesti. In ogni caso i risultati danno conto di un'Italia che viaggia a velocità diverse e che vede un nord più virtuoso del sud e del centro e che ha la percentuale più elevata di iscritti «virtuosi». Il sondaggio, poi, si interroga se l'ordine ha adottato un proprio regolamento e se questo è conforme alla Linee guida nazionali, cosa avvenuta nel 100% dei casi, ma si sofferma anche sull'offerta totale delle ore di formazione per iscritto, (erano 60,8 nel 2008 sono diventate 77 nel 2010) e quante di esse gratuite (erano 33,4 nel 2008 e 41,6 nel 2010)

Le sanzioni. Solo il 25,5% degli ordini, invece, ha adottato il Regolamento per l'applicazione delle sanzioni disciplinari per l'adempimento dell'obbligo. E quello delle sanzioni è uno dei nodi da sciogliere dice Vincenzo Laudiero presidente del collegio dei probiviri dell'Ungdcec, «perché se è vero che nelle linee guida si ipotizza una graduazione della sanzione è altrettanto vero che in alcuni casi le sanzioni sarebbero dovute esserci. Se gli ordini perdono la prerogativa della sanzione dal punto di vista disciplinare, allora a cosa servono? Un altro nodo chiude infine Laudiero è che sui crediti formativi sono i singoli ordini che valutano la qualità della formazione mentre «secondo me bisognerebbe riportare al livello centrale la verifica della qualità dei crediti formativi».

La revisione del regolamento. La lettura dei numeri è, invece, assolutamente positiva da parte del consigliere delegato in materia del Cndcec Giancarlo Attolini: «considerando che è il primo triennio di sperimentazione obbligatoria, che abbiamo riorganizzato il Consiglio e gli ordini territoriali, dire che questi dati sono negativi non è la realtà. La maggior parte degli iscritti arriva vicino ai 90 crediti e sono pochissimi quelli al di sotto dei 30». Sondaggio a parte comunque «stiamo lavorando per arrivare a fine anno a una doppia revisione: quella del Regolamento sulla formazione e delle Linee guida per gli ordini territoriali. Le modifiche andranno verso un maggior adeguamento agli standard internazionali intervenendo anche in tema di e-learning. Nel frattempo abbiamo presentato la revisione degli ordinamenti che recepisce quanto stabilito dalla manovra d'agosto che affida ai Consigli nazionali ogni potere in materia di formazione».

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