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Stretta sull'import con Iva sospesa

del 10/12/2011
di: di Franco Ricca
Stretta sull'import con Iva sospesa
Si stringono i controlli fiscali sulle importazioni con Iva sospesa di beni destinati a proseguire verso un altro stato membro: per ottenere l'agevolazione della sospensione del pagamento dell'imposta, l'importatore dovrà comunicare all'ufficio doganale anche il numero di partita Iva del destinatario finale. La novità procedurale, finalizzata a contrastare l'evasione dell'imposta all'importazione, è contenuta nella legge comunitaria 2010, approvata in via definitiva dal parlamento e che recepisce, sul punto, le disposizioni della direttiva 2009/69/Ce del 25 giugno 2009. Viene però introdotta, nel contempo, la possibilità di effettuare, sui predetti beni, operazioni di manipolazione in regime sospensivo.

Il testo dell'art. 67 del dpr 633/72, al primo comma, lett. a), stabilisce che costituiscono importazioni ai fini Iva le operazioni di immissione in libera pratica, «con sospensione del pagamento dell'imposta qualora si tratti di beni destinati a proseguire verso altro stato membro della Comunità». La legge comunitaria 2010 elimina il periodo virgolettato dalla disposizione che definisce la nozione di importazione, ricollocandolo in un'autonoma previsione del nuovo comma 2-bis del medesimo art. 67, nel quale viene aggiunta la possibilità che sui beni siano eseguite manipolazioni di cui all'allegato 72 al regolamento n. 2454/93, subordinatamente all'ottenimento dell'autorizzazione doganale.

La legge, inoltre, introduce nell'art. 67 il comma 2-ter, il quale stabilisce che per fruire della sospensione del pagamento dell'Iva all'importazione, l'importatore deve fornire il proprio numero di partita Iva, il numero di identificazione Iva attribuito al cessionario stabilito in un altro stato membro, nonché, a richiesta dell'autorità doganale, idonea documentazione che provi l'effettivo trasferimento dei beni in un altro stato membro.

Queste disposizioni mirano a rafforzare i controlli finalizzati a prevenire le frodi e ad accertare che la riscossione dell'Iva abbia effettivamente luogo nello stato membro di destinazione, anzitutto attraverso l'individuazione preventiva della posizione Iva che, in detto stato membro, assumerà l'obbligo di applicare l'imposta. Al riguardo, il termine «cessionario» utilizzato dalla norma va inteso nell'accezione propria che esso assume nei riflessi della disciplina Iva sugli scambi intracomunitari. Nell'ambito di tale disciplina, com'è noto, sono assimilati alle cessioni intracomunitarie anche i trasferimenti di beni da uno stato membro all'altro per esigenze della stessa impresa (c.d. trasferimenti a se stessi). Di conseguenza, l'ipotesi di importazione in Italia in sospensione d'imposta di beni destinati a proseguire verso la Francia, per esempio, si realizza non soltanto se l'importatore italiano ha rivenduto i beni al cessionario francese, ma anche se li trasferisce in Francia per le esigenze della propria impresa; in questo caso, dunque, l'importatore fornirà all'ufficio doganale, oltre al proprio numero di partita Iva in Italia, il numero di partita Iva con il quale si è identificato nello stato membro di destinazione dei beni, ove realizzerà, in corrispondenza dell'operazione assimilata alla cessione intracomunitaria dall'Italia alla Francia, un acquisto intracomunitario tassabile in Francia.

È da osservare che, attraverso la disposizione in esame, l'importatore può conseguire lo stesso effetto dell'introduzione dei beni nel deposito Iva, senza gli oneri connessi all'utilizzazione del deposito; così, ad esempio, l'operatore nazionale può importare i beni in Germania in regime sospensivo, avvalendosi di un rappresentante fiscale, per poi trasferirli in Italia realizzando un acquisto intracomunitario sul quale assolve l'Iva con il meccanismo dell'inversione contabile.

Ciò vale, a maggior ragione, ora che la legge comunitaria ha riconosciuto la possibilità di estendere, previa autorizzazione doganale, il regime sospensivo alle manipolazioni usuali come definite nell'allegato 72 al regolamento n. 2454/93, tra le quali rientra, oltre a quelle espressamente menzionate in detto allegato (es. pulitura, imballaggio, etichettatura ecc.), qualunque manipolazione usuale intesa a migliorare l'aspetto o la qualità commerciale delle merci importate o a prepararle per la distribuzione o la rivendita, purché non ne modifichi la natura e non ne migliori la resa.

Occorre notare che l'importatore sarà tenuto a comprovare, attraverso idonea documentazione, l'effettivo trasferimento dei beni nel paese membro di destinazione solo dietro richiesta dell'autorità doganale.

La legge ha infine integrato l'art. 83 del dl 112/2008, prevedendo che con provvedimento dell'Agenzia delle entrate e dell'Agenzia delle dogane saranno stabilite le modalità per l'attivazione di un sistema completo e periodico di scambio di informazioni tra le due amministrazioni, a fini dell'efficacia dei controlli. Per quanto riguarda la decorrenza, è previsto che le nuove disposizioni si applicheranno alle operazioni effettuate a partire dal sessantesimo giorno successivo a quello di entrata in vigore della legge, che al momento non è ancora stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale.

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