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Tutoraggio a rischio bancarotta

del 10/12/2011
di: di Andrea Fradeani e Francesco Campanari
Tutoraggio a rischio bancarotta
A rischio di bancarotta semplice i contribuenti che opteranno per il «Regime premiale per favorire la trasparenza» introdotto dall'art. 10 della manovra Monti. La disposizione prevede infatti, fra i benefici di natura amministrativo-contabile concessi a chi non è in regime di contabilità ordinaria, l'esonero «dalla tenuta delle scritture contabili rilevanti ai fini delle imposte sui redditi e dell'Irap e dalla tenuta del registro dei beni ammortizzabili». La contabilità potrà quindi essere sostituita, per le realtà con ricavi non superiori a 700 mila euro (400 mila per i servizi), dall'istituzione di un conto corrente dedicato e dall'invio telematico all'Amministrazione finanziaria di corrispettivi, fatture e ricavi o costi non documentati ai fini della disciplina dell'imposta sul valore aggiunto. L'agevolazione, però, cozza frontalmente, come da più parti evidenziato per la stessa contabilità semplificata, con quanto previsto dalla vigente legge fallimentare. L'art. 217 prevede infatti la reclusione da sei mesi a due anni per il fallito che «durante i tre anni antecedenti alla dichiarazione di fallimento ovvero dall'inizio dell'impresa, se questa ha avuto una minore durata, non ha tenuto i libri e le altre scritture contabili prescritti dalla legge o li ha tenuti in maniera irregolare o incompleta». Le scritture a cui la norma fa riferimento, per giurisprudenza assolutamente consolidata, non sono quelle previste dalle disposizioni tributarie bensì indicate dall'art. 2214 c.c. C'è quindi il concreto rischio, davvero paradossale per un regime nato per stimolare «la trasparenza e l'emersione di base imponibile», che molti dei soggetti di maggiori dimensioni che lo adotteranno, in ipotesi di fallimento, siano sanzionati dal punto di vista penale pur avendo seguito, magari in modo impeccabile, una norma di legge. Si potrebbe obiettare che nessuno impone, agli imprenditori individuali non piccoli e alle società di persone, di rinunciare alla contabilità generale e al bilancio d'esercizio, ma questa soluzione, pur ortodossa, vanificherebbe la stessa ratio del regime previsto dall'art. 10 della manovra Monti: il conto corrente dedicato e gli invii telematici si aggiungerebbero, finendo per costituire un ulteriore fardello amministrativo, alla tradizionale contabilità in partita doppia (tenuta, in questo caso, esclusivamente a fini civilistici). L'esempio della contabilità semplificata è, del resto, inequivocabile. Chi l'adotta, nella prassi, finisce col non tenere la contabilità generale e non redigere inventario e bilancio d'esercizio.

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