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Spesometro in cerca di proroga

del 10/12/2011
di: La Redazione
Spesometro in cerca di proroga
Per lo spesometro occorre una proroga. L'infelice scadenza calendarizzata per il prossimo 2 gennaio 2012 agita il sonno agli operatori e contribuenti che sulla scia della copertina di ItaliaOggi Sette di questa settimana («Tutti di corvèe. Per il fisco») hanno fatto sentire la loro voce concordando sulla necessità di spostare la data di invio telematico dei nuovi elenchi clienti e fornitori per l'anno 2010. Sembra essere infatti questo l'adempimento più avversato dagli operatori tributari tra i prossimi in imminente scadenza.

Del resto la collocazione dello spesometro verso una data di scadenza più felice sarebbe consona anche con lo spirito della norma introduttiva del nuovo adempimento telematico. L'articolo 21 del dl n.78/2010 chiedeva infatti che il nuovo adempimento fosse introdotto in maniera tale da arrecare il minor disagio possibile ai contribuenti. Ora, quale maggior disagio può essere legittimamente previsto con la scadenza per l'adempimento fissata al 2 gennaio 2012? Ogni altra collocazione temporale (a eccezione forse del 26 dicembre) appare evidentemente più felice e meno gravosa per contribuenti e operatori del diritto tributario (professionisti, caf ecc.).

Lo spostamento potrebbe trovare utile collocazione nel 31 gennaio 2012 quando è già in calendario la fase 2 dello spesometro. Entro tale termine dovranno infatti essere trasmesse telematicamente le comunicazioni inerenti i contratti di leasing e di noleggio con valenza sostitutiva della nuova comunicazione clienti e fornitori meglio conosciuta come spesometro.

L'accorpamento a tale data del resto non creerebbe alcun disagio al fisco. Dallo spesometro non derivano infatti effetti immediati di gettito ma soltanto utili informazioni che vanno ad aggiungersi alle banche dati dell'anagrafe tributaria.

Si consentirebbe soltanto ai contribuenti di trascorrere con un po' più di tranquillità le feste natalizie e la notte di San Silvestro. Visto i tempi che corrono ce ne sarebbe davvero bisogno.

isura in commento emerge ancora più nettamente solo considerando che, come peraltro chiarito dalla relazione ministeriale all'articolo 11 del decreto, l'assenza di un regime sanzionatorio volto scoraggiare la prassi delle dichiarazioni mendaci rese all'Amministrazione finanziaria, ha da sempre costituito una delle principali cause ostative all'attività di accertamento coattivo dell'imposta.

Tale status quo ante ha comportato la necessità di introdurre disposizioni per sanzionare in modo adeguato i contribuenti che, di fronte alle richieste dei funzionari dell'Amministrazione finanziaria, trasmettono atti o informazioni false, in tutto o in parte.

Atteso che la concreta efficacia e il buon esito delle verifiche fiscali risulta essere nella generalità dei casi strettamente connessa alla genuinità e veridicità delle informazioni acquisite e che sono gli stessi contribuenti controllati e/o verificati, ovvero soggetti a questi collegati per convergenza di interessi economici, a fornire le informazioni ai verificatori, l'istituzione di un regime sanzionatorio penale e non più soltanto amministrativo, sebbene non risolutivo, appare un primo passo dell'esecutivo nella giusta direzione.

Rilevati gli indiscutibili effetti positivi quanto meno potenziali della novella normativa, non può d'altro canto non riscontrarsi che l'attuale formulazione della disposizione pare essere destinata a sollevare più d'una problematica interpretativa, specie dal punto di vista della sua concreta applicazione.

La previsione indiscriminata di una sanzione penale tanto severa, che comporta la reclusione del contribuente bugiardo fino a tre anni, potrebbe risultare eccessiva specie ove non graduata e modellata sulla singola fattispecie, in funzione delle variabili concrete. Le richieste che l'Agenzia delle entrate e la Guardia di finanza possono avanzare, infatti, oltre che dai contenuti più diversi, sono nella realtà spesso generiche nei contenuti ovvero superflue, in quanto acquisibili autonomamente dall'Amministrazione.

Un utilizzo strumentale della norma, dunque, rischia di penalizzare eccessivamente contribuenti non aventi alcun intento evasivo.

La novella legislativa ha altresì introdotto, a partire dal 2012, nuovi obblighi di comunicazione di dati di natura finanziaria da parte degli operatori di settore, misura che, assieme alla generalizzata introduzione del limite di 1.000 euro in relazione alle operazioni effettuati in contrasto, completa di fatto il quadro delle misure di contrasto all'evasione introdotte dal governo Monti. Con riferimento a tali nuovi flussi di comunicazioni la novità sta nel fatto che in luogo della precedente disciplina di cui dpr n. 605 del 1973, che prevedeva esclusivamente l'obbligo di evidenza dei rapporti di natura finanziaria con successiva trasmissione dei dati a fini di controllo, in caso di richiesta, dal 2012 le movimentazioni e gli ulteriori dati formeranno oggetto di trasmissione periodica. I dati in questione saranno così utilizzati dall'Agenzia delle entrate per l'individuazione dei contribuenti a maggior rischio di evasione da sottoporre a controllo.

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