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Obbligati alla delazione fiscale

del 10/12/2011
di: di Stefano Loconte e Giancarlo Marzo
Obbligati alla delazione fiscale
Fisco, l'autodenuncia o la delazione in sede di verifica evita il carcere. È questa l'unica strada al momento praticabile per i contribuenti che si troveranno alle prese con questionari, invii e richieste di informazioni da parte dell'Amministrazione finanziaria sulla propria posizione fiscale e quella di terzi. La manovra Monti che ha introdotto la nuova fattispecie di reato non ha delimitato, però, il campo di applicazione della misura che, così come formulata rischia di produrre degli effetti devastanti (si veda ItaliaOggi del 6/12/2011).

Tali condotte, in precedenza configuranti esclusivamente fattispecie di illecito tributario disciplinate e punite dal decreto legislativo n. 471/97, vengono oggi equiparate alle violazioni in tema di autocertificazioni dal primo comma dell'art. 11 del decreto salva-Italia, con conseguente applicabilità alle stesse della sanzione prevista dall'articolo 76 del dpr n. 445/2000.

Le richieste effettuate dall'Amministrazione finanziaria nell'esercizio dei poteri accertativi previsti dagli articoli n. 32 e n. 33 del dpr 600/1973 in materia di imposte dirette e dagli artt. 51 e 52 del dpr 633/1972 in materia di imposta sul valore aggiunto, vengono così dotate di una più spiccata efficacia deterrente, atteso che potrebbero portare alla reclusione del contribuente ovvero di un soggetto terzo ed estraneo rispetto verifica, allorché questi esibiscano o trasmettano atti o documenti falsi, ovvero forniscano dati e notizie mendaci. Con tale modus operandi l'esecutivo ha creato i presupposti psicologici per indurre i contribuenti, in seguito alla convocazione dei verificatori o anche in sede di verifica, all'autodenuncia al fine di non incorrere in responsabilità penale.

Le nuove sanzioni penali colpiranno dunque sia le informazioni richieste dall'Amministrazione finanziaria tramite questionari, inviti a comparire ovvero ordini di esibizione, sia le richieste rivolte dai verificatori in sede di accesso presso la sede del contribuente.

L'effetto deterrente della misura in commento emerge ancora più nettamente solo considerando che, come peraltro chiarito dalla relazione ministeriale all'articolo 11 del decreto, l'assenza di un regime sanzionatorio volto scoraggiare la prassi delle dichiarazioni mendaci rese all'Amministrazione finanziaria, ha da sempre costituito una delle principali cause ostative all'attività di accertamento coattivo dell'imposta.

Tale status quo ante ha comportato la necessità di introdurre disposizioni per sanzionare in modo adeguato i contribuenti che, di fronte alle richieste dei funzionari dell'Amministrazione finanziaria, trasmettono atti o informazioni false, in tutto o in parte.

Atteso che la concreta efficacia e il buon esito delle verifiche fiscali risulta essere nella generalità dei casi strettamente connessa alla genuinità e veridicità delle informazioni acquisite e che sono gli stessi contribuenti controllati e/o verificati, ovvero soggetti a questi collegati per convergenza di interessi economici, a fornire le informazioni ai verificatori, l'istituzione di un regime sanzionatorio penale e non più soltanto amministrativo, sebbene non risolutivo, appare un primo passo dell'esecutivo nella giusta direzione.

Rilevati gli indiscutibili effetti positivi quanto meno potenziali della novella normativa, non può d'altro canto non riscontrarsi che l'attuale formulazione della disposizione pare essere destinata a sollevare più d'una problematica interpretativa, specie dal punto di vista della sua concreta applicazione.

La previsione indiscriminata di una sanzione penale tanto severa, che comporta la reclusione del contribuente bugiardo fino a tre anni, potrebbe risultare eccessiva specie ove non graduata e modellata sulla singola fattispecie, in funzione delle variabili concrete. Le richieste che l'Agenzia delle entrate e la Guardia di finanza possono avanzare, infatti, oltre che dai contenuti più diversi, sono nella realtà spesso generiche nei contenuti ovvero superflue, in quanto acquisibili autonomamente dall'Amministrazione.

Un utilizzo strumentale della norma, dunque, rischia di penalizzare eccessivamente contribuenti non aventi alcun intento evasivo.

La novella legislativa ha altresì introdotto, a partire dal 2012, nuovi obblighi di comunicazione di dati di natura finanziaria da parte degli operatori di settore, misura che, assieme alla generalizzata introduzione del limite di 1.000 euro in relazione alle operazioni effettuati in contrasto, completa di fatto il quadro delle misure di contrasto all'evasione introdotte dal governo Monti. Con riferimento a tali nuovi flussi di comunicazioni la novità sta nel fatto che in luogo della precedente disciplina di cui dpr n. 605 del 1973, che prevedeva esclusivamente l'obbligo di evidenza dei rapporti di natura finanziaria con successiva trasmissione dei dati a fini di controllo, in caso di richiesta, dal 2012 le movimentazioni e gli ulteriori dati formeranno oggetto di trasmissione periodica. I dati in questione saranno così utilizzati dall'Agenzia delle entrate per l'individuazione dei contribuenti a maggior rischio di evasione da sottoporre a controllo.

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