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La scure di Monti sulle locazioni

del 10/12/2011
di: di Andrea Bongi
La scure di Monti sulle locazioni
La scure della manovra Monti sul mercato delle locazioni abitative. Che potranno essere costrette a un aumento del carico tributario superiore al 300%. È questo l'effetto dell'eliminazione della riduzione alla metà dell'aliquota ordinaria dell'Imu per gli immobili locati originariamente prevista nel provvedimento sul federalismo fiscale (dlgs n.23/2011) con l'applicazione dell'aliquota ordinaria del 7,6 per mille, fatta salva la facoltà dei comuni di ridurla fino al 4 per mille. L'Imposta municipale sugli immobili risulta per tali fattispecie notevolmente più gravosa rispetto al precedente regime Ici e in particolare per i contratti a canone calmierato sulla base degli accordi tra organizzazioni dei proprietari e degli inquilini. Per comprendere l'effetto delle nuove disposizioni contenute nel decreto n.201/2011 si prenda, ad esempio, il caso di un immobile abitativo locato con un contratto a canone libero, attualmente soggetto ad un'aliquota Ici del 6,5 per mille. Con l'applicazione della nuova Imu nella misura base del 7,6 per mille l'aggravio di imposta per il locatore (tenuto conto del contestuale incremento del 60% della base imponibile dovuto alla rivalutazione delle rendite catastali) si attesta all'87%. Se il comune ove è ubicato l'immobile dovesse poi portare l'aliquota dell'Imu al livello massimo consentito, pari al 10,6 per mille, l'aumento dell'imposizione a carico de locatore salirà addirittura al 161% rispetto al precedente regime Ici. Nel caso di immobili abitativi locati a canone calmierato, attualmente soggetto a un'aliquota Ici del 4 per mille, l'applicazione della nuova Imu nella misura base del 7,6 per mille comporterà invece un aggravio di imposta per il locatore pari al 204%. Anche in questo caso qualora il comune dovesse portare l'aliquota al livello massimo consentito l'aumento di imposta si attesterà al 324%. È vero che gli immobili attualmente locati sono poco più del 9% del totale degli immobili ubicati in Italia, come ricordato da Confedilizia nel corso dell'audizione parlamentare di ieri, ma è certo è che incrementi così elevati possono generare tensioni e contenziosi fra locatori e inquilini finalizzati principalmente alla revisione dei canoni contrattuali, in un settore, quello delle locazioni abitative, già colpito come non mai dal fenomeno della morosità. Un aggravio di imposizione che potrebbe anche stimolare la proposizione di questioni di legittimità costituzionale basate sia sull'Imposta municipale in sé con la riproposizione delle eccezioni (indeducibilità in primis) a suo tempo già sottoposte al vaglio della Corte costituzionale, sia sugli aumenti dei moltiplicatori catastali che agiscono su rendite che rappresentano, di fatto, soltanto il valore degli immobili. È proprio contro questo aggravio della manovra Monti sulle locazioni abitative, che per certi versi può essere assimilato a un esproprio, che la Confedilizia ha proposto un emendamento con il quale si chiede la previsione, per gli immobili locati, del dimezzamento per legge dell'aliquota ordinaria.

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