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La patente ai professionisti

del 03/12/2011
di: di Lucia Basile
La patente ai professionisti
La Carta professionale europea, attestante l'esperienza accademica e professionale acquisita, è considerata sia dalla Commissione che dal Parlamento europeo lo strumento in grado di velocizzare il processo di riconoscimento delle qualifiche professionali, senza pregiudicare la qualità dei servizi. Occorre ricordare che il 22 giugno, con la pubblicazione del Libro Verde, il documento di consultazione sulla direttiva per il riconoscimento delle qualifiche professionali, si è aperta la seconda fase del processo di revisione della normativa europea al fine di elaborare nuove strategie per agevolare la mobilità del professionista qualificato.

Proprio per rispondere a tali esigenze il 7 novembre a Bruxelles si è tenuta la Conferenza di alto livello sull'ammodernamento della direttiva qualifiche. In tal senso, anche il Parlamento europeo, nella seduta tenutasi a Strasburgo il 15 novembre ha approvato una risoluzione con la quale invita la Commissione a proporre alcune modifiche alla direttiva n. 2005/36/Ce.

«Cogliamo con soddisfazione il lavoro che tanto la Commissione quanto il Parlamento stanno svolgendo per l'eliminazione di ogni barriera alla libera circolazione dei professionisti», ha commentato il presidente nazionale tributaristi Lapet Roberto Falcone. Nell'ambito di Assoprofessioni la Lapet si è già ampiamente espressa a favore dell'adozione della carta professionale volontaria. Tale strumento potrebbe, infatti, rappresentare un notevole miglioramento del processo di riconoscimento, in quanto, non solo attestazione di trasparenza e garanzia per i consumatori ma, poiché emessa dallo stato membro di origine, può consentire al professionista di dimostrare più velocemente le sue credenziali nello stato membro di destinazione. «Abbiamo ribadito più volte le nostre osservazioni in merito alla necessità di affiancare il rilancio delle piattaforme comuni, di fatto mai avviate e per cui abbiamo proposto l'applicazione anche a solo due Stati membri. Dall'esperienza acquisita e resa pubblica infatti, potranno attingere anche gli altri stati», ha aggiunto Falcone. «Peraltro ritengo fondamentale, al fine di superare le differenze linguistiche, intensificare l'utilizzo del sistema di scambio di informazioni Imi tra autorità nazionali competenti, oltre all'obbligo di formazione». Per agevolare la libera circolazione dei professionisti, il Parlamento europeo d'altra parte ha previsto che gli stati membri adottino una riduzione del numero totale delle professioni regolamentate (a esclusione di quelle del settore sanitario e di pubblica sicurezza). L'invito dunque è a riconsiderare la fondatezza della classificazione al fine di accertare se i titoli e le professioni corrispondano alle medesime competenze e qualifiche. «Considerando che la mobilità professionale è un fattore chiave ai fini dello sviluppo economico, la risoluzione disposta dal Parlamento può sicuramente rendere più agevole la sua concreta attuazione. Occorre evidenziare il fatto che le professioni regolamentate, su 27 stati membri, risultano al Parlamento, addirittura numerose. L'ipotesi di ridurre al minimo le differenze sui requisiti formativi sulla base dell'interesse pubblico rientra dunque in un ampio quadro normativo diretto a rendere il più possibile automatico il riconoscimento in un altro stato Ue delle abilitazioni professionali conseguite nel proprio paese», ha suggerito il presidente. «Per il governo italiano, in particolare, ora sarà più facile intervenire per dare un seguito a norme che non hanno ancora trovato applicazione, in quanto esiste già un indirizzo sovranazionale rivolto all'assoluta liberalizzazione». La libera circolazione dei servizi nell'Ue sarà possibile soltanto quando si ridurranno al minimo le barriere esistenti e scompariranno alcune norme nazionali che oggi ostacolano in modo eccessivo l'esercizio del diritto ai lavori qualificati. «Non possiamo dunque non essere concordi sull'urgenza di adottare misure che possano rafforzare la fiducia dei professionisti e garantire la sicurezza dei cittadini», ha concluso Falcone. «La libera circolazione di tutti i professionisti, regolamentati e non, può infatti essere un importante contributo alla crescita del mercato unico».

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