I numeri dell'evasione. Che la propensione a evadere cresca di anno in anno lo mostrano, comunque, i dati di una ricerca realizzata proprio dai giovani dottori e distribuita ieri ai partecipanti a Roma. Ed è una evasione che sale al crescere della pressione fiscale. La serie storica dei dati mostra, infatti, come la pressione fiscale ufficiale abbia superata per la prima soglia del 40% nel 1992 e, da allora, non sia scesa al di sotto di questa soglia, oscillando tra il dato minimo del 40,77% toccato nel 1994 e quello massimo del 43,67% toccato nel 1997. Proprio questo anno insieme al 2007 rappresentano gli unici due anni in cui fino ad ora risultava essere superata la soglia del 43%. Per effetto, infine, delle manovre varate la scorsa estate il vero e proprio diluvio di maggiori entrate tributarie messe a bilancio dello stato dovrebbe portare già sul 2012 a una pressione fiscale superiore al 44% per poi sforare addirittura il tetto del 45% a partire dal 2013.
La proposta. Da dove partire quindi per dare certezza delle regole e rendere il fisco un sistema indipendente? Tra le linee di azione c'è prima di tutto rendere più agevole l'emersione del sommerso, abbassando la soglia di tracciabilità, imponendo obbligatoriamente la dotazione Pos a imprese, artigiani e professionisti e implementando forme di contrasto di interessi. Tra i punti per contrastare l'evasione fiscale c'è, poi, quello di stabilire effetti sanzionatori pecuniari e penali diversificati per l'evasione «materiale da occultamento» rispetto a quella «da disconoscimento». E questo significa mantenere solo per le prime il sistema di riscossione frazionata basato su accertamenti esecutivi mentre, ricondurre le seconde, al sistema di riscossione sospesa fino alla sentenza di primo grado che già caratterizza i recuperi fondati sull'elusione. Infine secondo i giovani dottori è necessario riorganizzare, almeno in parte, la macchina fiscale dei controlli ma, anche, disciplinare in modo organico il principio dell'abuso di diritto.
