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No al riconoscimento pubblico per i senz'albo

del 02/12/2011
di: Gabriele Ventura
No al riconoscimento pubblico per i senz'albo
No al riconoscimento pubblico delle professioni non regolamentate perché darebbe vita a ordini di «serie B». Con questa motivazione il ministero dello sviluppo economico ha dato parere negativo all'istituzione di un registro ad hoc delle associazioni professionali, previsto dal testo unificato delle «disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordini e collegi», licenziato l'altro ieri dalla commissione Attività produttive della Camera, che ha recepito la modifica riformulando interamente l'articolo 4. La proposta di legge è stata inviata alle altre commissioni per i relativi pareri. L'art. 4 disciplinava il «registro delle associazioni professionali» e l'oggetto è stato cambiato in «pubblicità delle associazioni professionali», prevedendo che le stesse «pubblicano sul proprio sito web gli elementi informativi che presentano utilità per il consumatore, secondo criteri di trasparenza, correttezza, veridicità». Lo Sviluppo economico aveva rilevato che «non sembrano condivisibili i prospettati meccanismi di riconoscimento pubblico delle associazioni, che determinerebbero una implicita forma di obbligatorietà dell'associazionismo e una qualificazione delle stesse come ordini minori, a discapito della libertà associativa, da un lato, e della libertà di iniziativa economica e della concorrenza, dall'altro». La legge, invece, riconosce l'autoregolamentazione volontaria «e la qualificazione dell'attività dei soggetti che esercitano le professioni, anche indipendentemente dall'adesione degli stessi a una delle associazioni di cui all'art. 2». La qualificazione della prestazione professionale, inoltre, si basa sulla conformità della medesima alla «normativa tecnica Uni», che le stesse associazioni possono rilasciare al professionista, dimostrando, tra l'altro, di avere le caratteristiche di terzietà tipiche degli enti accreditati da Accredia. «Il testo», commenta Giorgio Berloffa, presidente di Assoprofessioni, «mi pare perfettamente idoneo alla tutela del consumatore. Ora chiederemo un incontro con i presidenti delle commissioni, soprattutto la Giustizia, per spiegare che questo testo non entra in conflitto con gli ordini».

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