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Cisal: si deve progettare il futuro

del 01/12/2011
di: di Vincenzo Lucarelli
Cisal: si deve progettare il futuro
Progettare il futuro, è questo l'imperativo categorico per superare due crisi economiche e monetarie convergenti, quella italiana e quella europea. L'una riguarda la sostenibilità del debito, l'altra incentrata sulla sopravvivenza dell'euro-sistema, nonché della moneta dell'Unione, della salvezza delle banche e del credito all'economia, compresa la capacità degli stati a essere solvibili. Se questo è il panorama che ha di fronte l'Italia e l'Europa (cui non sono estranee né Francia e Germania), ha sottolineato a ItaliaOggi Francesco Cavallaro, segretario generale della Cisal, «è segno che nel nostro paese comincia a nutrirsi una tenue speranza sulle soluzioni da dare ai gravi problemi sul tappeto». Tanto più, aggiunge Cavallaro, «che i nostri guai nazionali hanno suscitato una specifica consapevolezza sulle iniziative necessarie per fronteggiare una dura crisi, della quale siamo diventati protagonisti». Anche se, ai fini pratici di un risanamento tangibile e duraturo, sarebbe ingeneroso addossare tutte le colpe all'euro. «Va da sé che questo stato di cose ci costringa ad affrontare», chiarisce il segretario, «un tema più complesso alla luce di una speculazione quasi inarrestabile sui nostri titoli, estesa anche a quelli francesi e tedeschi». Cosa che «non ci conforta affatto per quanto riguarda la natura dei provvedimenti da adottare con urgenza, che peraltro non mettono al sicuro la moneta unica, affidata alla Bce, sempre che questa sia in grado di tamponare l'emergenza in atto». D'altra parte, per un sindacato autonomo confederale, «il quadro di riferimento (che in pochissimo tempo ha cambiato lo scenario geo-politico nazionale e continentale), richiede urgentemente decisioni comuni, da assumere in una visione federalista dell'Unione europea». Infatti, su questa linea tendenziale di cooperazione, la Cisal, che è sempre stata su una posizione di politica sindacale senza strappi, ritiene che «la situazione complessiva dell'economia, per il contesto in cui si inquadra, meriti la determinazione di un unitario punto di equilibrio», tanto più che le sfide da gestire si fanno sempre più difficili, impegnando la massa dei sindacati, cittadini, giovani, imprese, referenti imprenditoriali e culturali. Quanto alle imprese, queste attendono risposte credibili sul piano della fattibilità del risanamento e della crescita da anticipare, alla luce di un continuo divenire non solo del mercato del lavoro, ma anche del ruolo che il nuovo governo è chiamato a svolgere sia nel paese, sia per la riforma dei trattati dell'Ue e sia sulla adozione degli Eurobond.

Per la Cisal è tempo di mettere in campo una concertazione programmatica delle misure che si intendono adottare, tra cui il ventilato ripristino dell'Ici (ora Imu) sulla prima casa, l'aumento dell'Iva, la stretta sul contante per abbassarne la soglia di tracciabilità, e, inoltre, le questioni ancora oggetto di confronto come le pensioni di anzianità e la patrimoniale. Argomenti sui quali la Cisal, alla pari con altre sigle confederali e associative, vuole dire la sua, per riaffermare quanto non sia più sopportabile assistere all'iniquità di chi sta peggio rispetto a chi sta molto meglio, in conseguenza di un incolmabile divario economico di sopravvivenza. Quanto alla crescita torna a proposito la dichiarazione del governatore di Bankitalia, per il quale «i salari d'ingresso nel mercato del lavoro sono oggi in termini reali su livelli pari a quelli di alcuni decenni fa». Infine, sul cosiddetto ceto medio, spina dorsale del sistema paese, una attenzione particolare merita soprattutto il Sud, a seguito del disimpegno della grande industria. Ciò richiede un interesse effettivo verso una macro regione in quanto l'obiettivo da perseguire chiama in causa la necessità di presidiare una fitta rete di attività produttive sul territorio, svolgendo una positiva influenza sul contesto socio-ambientale nel quale i meridionali vivono.

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