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Professioni di nuovo sotto attacco

del 01/12/2011
di: di Alberto Bagnoli
Professioni di nuovo sotto attacco
Le norme sulla liberalizzazione delle professioni contenute nella legge di stabilità recentemente approvata preoccupano non poco gli avvocati. Pensiamo all'eliminazione dei minimi tariffari. Secondo il legislatore, servirà ad ampliare le offerte del mercato nell'ottica della massima tutela dei consumatori, che avrebbero a disposizione una maggiore scelta di opportunità. A nostro parere non farà altro che indebolire gli avvocati e ingannare i cittadini. Immaginiamo la situazione di un giovane professionista a inizio carriera, che per competere con i professionisti già affermati si vedrà costretto a offrire prestazioni a costi stracciati. In questo modo non si fa altro che svilire la natura della professione, e al contempo il cittadino non avrà più garanzia di ricevere la migliore assistenza possibile. Senza contare le ricadute sulla salute della nostra Cassa. Se entrano meno soldi nelle tasche degli avvocati, l'Ente sarà costretto a innalzare le aliquote contributive senza offrire maggiori servizi. C'è poi un'altra norma che ci spaventa, cioè la possibilità di creare società con soci di capitali (anche di maggioranza). Con l'obiettivo di liberalizzare il mercato professionale, nel quale, è bene ricordarlo, operano già 220 mila avvocati, le norme sulle società di professionisti di fatto mortificheranno il servizio giustizia, che da strumento di tutela del cittadino diventerà fonte di business per gruppi industriali, finanziari e società off-shore. Tra le dirette conseguenze della proposta legislativa: il controllo giudiziario sull'attività degli amministratori delle Spa, la presenza dei collegi sindacali, il deposito dei bilanci. Una violazione sistematica dei principi basilari della funzione costituzionale del ruolo dell'avvocato e una minaccia all'imprescindibile segretezza dell'attività posta a garanzia del cittadino. Gli avvocati sono abituati con la loro professionalità a garantire diritti, con un compenso decoroso e senza sottostare a logiche di mero profitto ed è per questa ragione che siamo molto preoccupati per la strada intrapresa dal precedente governo in tema di liberalizzazioni delle professioni. Confidiamo nelle capacità e nella professionalità dei nuovi ministri della Giustizia e del Welfare, che speriamo possano avviare con l'Avvocatura il confronto che sino a oggi è mancato. Sappiamo dai dati a nostra disposizione che il reddito medio dei professionisti iscritti alla Cassa è sceso di oltre l'11% negli ultimi quattro anni. Bisogna agire subito per fermare questa «emorragia», e intervenire sulle tariffe o sulle società dei professionisti non è la strada giusta. È necessario invece investire nella formazione, la specializzazione, l'aggiornamento professionale. Solo in questo modo si riuscirà a salvaguardare la professione e, al contempo, tutelare i cittadini nel miglior modo possibile.

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