Consulenza o Preventivo Gratuito

Ordini, la riforma va condivisa

del 29/11/2011
di: La Redazione
Ordini, la riforma va condivisa
Riforma delle professioni condivisa. È questa la legittima attesa dei professionisti ordinistici in questa fase di attesa per i provvedimenti che il governo andrà ad adottare lunedì prossimo, 5 dicembre. La richiesta di confronto è stata formulata al Primo ministro Monti nei giorni scorsi dalla presidente del Cup, Marina Calderone. Richiesta che è auspicabile sia riscontrata nei prossimi giorni e cioè prima dell'emanazione di provvedimenti relativi alle professioni. Peraltro non appare credibile che tra le priorità del nuovo governo ci siano interventi mirati a smantellare il sistema ordinistico. Ma qualunque siano gli intendimenti dell'Esecutivo è indispensabile un ampio e approfondito dibattito con le categorie professionali che parta dal progetto che queste hanno già presentato al Ministero della giustizia nelle scorse settimane. Dalle parole pronunciate dal premier nel discorso programmatico fatto alle Camere si è palesata l'intenzione di avviare un confronto con le parti sociali prima di procedere con atti riformatori. Alla stessa stregua dovranno essere sentiti i professionisti ordinistici, relativamente agli interventi che li riguardano direttamente. D'altronde, tutto ciò appare unica via per avviare un proficuo rapporto con il governo tecnico attualmente in carica. Le professioni italiane nel corso degli anni si sono sempre messe a disposizione dei vari interlocutori governativi, hanno voluto e sostenuto il percorso di riforma, con il solo obiettivo di arrivare a una rivisitazione delle norme che disciplinano il settore, fornendo così nuove prospettive lavorative ai molti giovani che desiderano intraprendere la strada della libera professione. Questa loro propensione al dialogo andrà in favore delle riorganizzazioni che si vogliono attuare, verso lo sviluppo, senza smantellare un sistema che funziona e non costa nulla allo Stato. D'altronde, a fronte di questa paventata ondata di liberalizzazione, si hanno quotidiane richieste di attività sussidiare da parte della Pubblica Amministrazione che non riesce a far fronte in autonomia alla gestione del rapporto con il cittadino. E assegna sempre maggiori e più delicate funzioni ai professionisti. L'elevato livello delle competenze professionali, il ruolo di garanzia rappresentato dalle professioni nel tessuto economico italiano, e, non per ultimo, il peso dei 2 milioni e 100 mila professionisti iscritti di cui più della metà ha meno di 45 anni, devono far pensare a cosa potrebbe significare eliminare l'attività professionale senza confrontarsi con gli interessati e senza produrre alcuna fondata indagine di come potrebbe apparire il quadro economico con liberalizzazioni selvagge al comparto professionale.
vota