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Le agevolazioni date senza senso

del 29/11/2011
di: di Luigi Chiarello
Le agevolazioni date senza senso
I soldi usati dal legislatore come cassa a cui attingere per gli interventi più disparati, distorcendo così il sistema e le finalità per cui erano stati accantonati. Gli obiettivi di spesa confusi e non individuati. Gli interventi finanziati eccessivi e spesso non in analogia con il metodo di spesa dei fondi europei. Le revoche di spesa elevatissime, quasi un intervento su due, rispetto alle agevolazione approvate. L'amministrazione competente al controllo (il ministero dello sviluppo economico) scarsamente vigile sull'operato delle banche e assolutamente ignaro delle ricadute occupazionali avute a seguito dei finanziamenti erogati. È una bocciatura durissima, quella giunta dalla Corte dei conti, in merito alla gestione degli incentivi alle imprese finanziati dal Fondo aree sottoutilizzate (Fas). La stroncatura riguarda praticamente tutta la politica di incentivazione del paese (bonus fiscali esclusi) tra il 1996 e il 2010. La deliberazione, la n. 13/ 2011 / G è quella rilasciata dalla Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello stato. Sotto la lente della magistratura contabile l'erogazione di fondi pubblici sia a soggetti pubblici per investimenti, sia a privati attraverso forme di incentivazione. Tutti interventi che, in precedenza, erano gestiti dall'Agenzia per la promozione dello sviluppo nel Mezzogiorno e, prima ancora, dalla Cassa per il Mezzogiorno. Poi, nel tempo, estesi a più ampie porzioni del territorio nazionale. E anche al Centronord. La corte dei conti, sostanzialmente, stila una radiografia della quantità degli interventi attivati e delle risorse erogate dal ministero dello sviluppo economico. La relazione abbraccia 35 bandi dal 1996 in poi. In tutto 41.120 interventi finanziari, di cui 15.127 conclusi, 11.129 revocati e 14.764 in attesa di definizione. Il sostegno economico complessivo assegnato in questi anni ammonta a 22,5 miliardi di euro; di questi 11,3 mld di euro sono stati erogati, 7,5 mld sono stati revocati e 3,7 mld sono «in attesa di definizione».

Gli ultimi bandi concreti sono stati emanati nel lontano 2006; successivamente il ministero dello sviluppo economico si è limitato a gestire il completamento degli adempimenti per gli interventi in corso.

I rilievi della Corte dei conti. Sotto verifica dei magistrati contabili è finita una congerie di leve finanziarie. La più importante di esse è la legge 488/1992. Dall'analisi puntuale della Corte è emerso a chiare lettere che l'utilizzo del Fas «da parte del legislatore o del governo, quale bacino finanziario cui attingere per altre finalità» ha «limitato fortemente la programmazione delle risorse e si presenta quale elemento distorsivo del sistema». Non solo. I giudici sottolineano anche, come «una più adeguata individuazione degli obiettivi potrebbe migliorare il grado di innovatività degli interventi da finanziare». E sugli incentivi avvertono: c'è stato «un grado eccessivo di proliferazione del numero degli interventi». Ma i rimproveri non si fermano qui. La magistratura contabile ribadisce anche l'elevata quota di interventi revocati. Che, come detto, in tutto ammontano a 11.129. A questi si affiancano, poi, i finanziamenti in corso di revoca (stimati dallo Sviluppo economico in 7 mila circa) su un totale di 41.120 interventi. E ancora, sotto accusa è finita pure l'attività di vigilanza sulle attività di intermediazione nell'erogazione delle agevolazioni. La corte dei conti, in merito ha definito «non elevato» il grado di integrazione «tra le attività amministrative svolte direttamente dal ministero dello sviluppo economico» e «le attività svolte dai soggetti intermediari (banche)», rincarando la dose con un riscontrato «limitato grado di effettiva verifica degli interventi da parte del ministero dello sviluppo economico». Quindi, la bocciatura sul fronte occupazionale. La più assurda, se si pensa agli effettivi obiettivi che i finanziamenti alle imprese dovrebbero avere. Cioè la creazione di lavoro, la dove le condizioni economiche e strutturali lo rendono difficile. Bene, la magistratura contabile mette nero su bianco di aver riscontrato «la non conoscenza, da parte dello stesso ministero, del livello di miglioramento, in termini formali e sostanziali, ottenuto in termini di occupazione di nuovi lavoratori o di mantenimento dei livelli occupazionali esistenti». Come dire, i soldi venivano dati, senza preoccuparsi dei risultati.

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