Il trend preoccupa non poco l'istituto pensionistico dei legali, il cui presidente Alberto Bagnoli annuncia che «se la tendenza non dovesse invertirsi, e ciò dipende naturalmente dall'andamento dell'economia, sarà inevitabile riflettere a breve su un nuovo aumento del contributo soggettivo (ora è al 13%, ndr). Nel 2012, poi, faremo un bilancio attuariale per avere piena consapevolezza della situazione e stabilire altri interventi», prosegue. «Cerchiamo di difendere l'adeguatezza delle prestazioni e di non venir meno al principio di solidarietà, conservando il sistema «contributivo corretto», senza passare a quello «puro». E un'altra leva su cui «poggiare», incalza il vertice dell'ente, sarà «la richiesta, che sicuramente faremo quanto prima al nuovo governo di Mario Monti, di far rimanere a tempo indeterminato la soglia della contribuzione integrativa al 4%, la cui scadenza è fissata per il 2015. Sarà un elemento di cui terremo conto proprio nelle prossime valutazioni attuariali».
Al momento, tuttavia, il quadro generale rimane particolarmente sfavorevole per le donne avvocato che, nel 2010, si sono fermate ad una media di reddito di 27.542 euro all'anno, a fronte dei 62.583 dei colleghi uomini: «Non mi piace apparire disilluso, ma ormai ho la sensazione che questo gap difficilmente potrà essere colmato. Mi sembra, purtroppo, una condizione di svantaggio cronica», commenta Bagnoli, convinto al contrario che maggiori chance per i giovani professionisti possano arrivare, «a patto che si specializzino e diventino competitivi nei settori nuovi del diritto, della consulenza e della risoluzione delle controversie». Un'incognita su cui l'intera categoria si sta interrogando, invece, è quella della recente disciplina («non chiara») delle società di capitali applicata al mondo forense: secondo il presidente della cassa, un soggetto di puro capitale, anche a maggioranza, di soci non professionisti «trasforma tutti gli utili fra reddito d'impresa e professionale. E ciò potrebbe di certo avere una ricaduta non positiva sulle nostre entrate», conclude.
