Consulenza o Preventivo Gratuito

Accertamenti pigliatutto

del 26/11/2011
di: di Roberto Rosati
Accertamenti pigliatutto
È legittimo l'accertamento tributario fondato sulla contabilità «nera» riportata su un'agenda e in alcuni floppy disk reperiti all'interno di un'autovettura dismessa, pur in mancanza dell'autorizzazione giudiziaria all'utilizzo dei dati ai fini fiscali e anche se i supporti informatici rinvenuti sono stati elaborati presso il comando della guardia di finanza, senza il contraddittorio con il contribuente. Questo, in sintesi, è quanto ha statuito la corte di cassazione con la sentenza n. 24923, depositata il 25 novembre 2011, che ha respinto i numerosi motivi del ricorso di un contribuente esercente l'attività di riparazione di veicoli, al quale il fisco aveva notificato un avviso di rettifica Iva basato su un processo verbale redatto dalla guardia di finanza in seguito ad una verifica nel corso della quale era stata rinvenuta, nei locali dell'impresa, documentazione extracontabile cartacea e informatica. In primo luogo, la corte suprema ha dichiarato infondata la tesi dell'illegittimità dell'accertamento per mancanza dell'autorizzazione dell'autorità giudiziaria all'utilizzo ai fini fiscali dei dati acquisti nell'attività di polizia giudiziaria, ribadendo che tale autorizzazione è posta a presidio della riservatezza delle indagini penali e non a tutela dei soggetti coinvolti. Di conseguenza, la carenza di autorizzazione può dare luogo a riflessi disciplinari a carico del trasgressore, ma non intacca l'efficacia probatoria dei dati trasmessi e non inficia l'atto impositivo adottato sulla base di tali dati. Il contribuente aveva inoltre lamentato il fatto che la contabilità nera fosse stata rinvenuta all'interno di una propria autovettura, perquisita in carenza dell'apposita autorizzazione prescritta dall'art. 52 del dpr 633/72. La corte ha però respinto la doglianza, in quanto risulta dagli atti che si trattava di un'autovettura dismessa, non utilizzata dal proprietario come mezzo di locomozione, ma come deposito e forse come fonte di pezzi di ricambio per l'attività di autoriparatore. Ulteriori motivi di ricorso si appuntavano sul fatto che l'ispezione della documentazione del contribuente e l'elaborazione dei supporti informatici rinvenuti fossero avvenute presso il comando operante, senza alcun contraddittorio con il contribuente, in violazione dell'art. 52 citato. Al riguardo, precisato che la documentazione era rappresentata da agende e floppy disk con i quali il contribuente aveva istituito una vera e propria contabilità parallela, la corte ha ritenuto anzitutto che le disposizioni invocate, che consentono solo a determinate condizioni il sequestro o l'estrazione di copia della documentazione contabile e il suo esame al di fuori dei locali dell'impresa, si riferiscono alla contabilità ufficiale e non anche alla documentazione «in nero», ponendosi solo in relazione alla prima l'esigenza, tutelata dalla legge, di non ostacolare l'ordinaria attività dell'impresa. In secondo luogo, aggiunge la corte, l'attività accertativa degli organi dell'amministrazione finanziaria, avendo natura amministrativa, in linea di massima non è retta, salvo specifici casi, dal principio del contraddittorio, per cui deve escludersi che le risultanze della verifica non possano sorreggere la pretesa impositiva per il solo fatto della mancata immediata contestazione al contribuente in sede di verifica. E ancora, l'irrituale acquisizione degli elementi non comporta di per sé l'inutilizzabilità in sede di accertamento, salvi i casi in cui tale conseguenza sia espressamente prevista, oppure i casi in cui siano in questione diritti di rango costituzionale come l'inviolabilità del domicilio, della libertà personale, ecc. (non è invece invocabile, nella fase amministrativa, la tutela del diritto alla difesa). Il ricorrente aveva lamentato, poi, la circostanza che l'attività accertativa si fosse protratta oltre il termine di trenta giorni lavorativi previsto dall'art. 12 della legge n. 212/2000 e già da alcuni decreti ministeriali. Anche questo motivo è stato però respinto dal giudice di legittimità, che osserva come, prescindendo dalla natura non vincolante delle disposizioni dei decreti, la norma della legge n. 212/2000 non è applicabile al periodo anteriore alla sua entrata in vigore.

vota