Consulenza o Preventivo Gratuito

Partecipazioni svincolate

del 26/11/2011
di: di Alessandro Felicioni
Partecipazioni svincolate
L'affrancamento dei maggiori valori delle attività immateriali presenti nel bilancio consolidato non ha effetti sul valore fiscale delle partecipazioni di controllo che inglobano tali beni; la società che procede al maggior ammortamento dei cespiti, seppur non presenti nel proprio bilancio, non potrà, in caso di cessione delle partecipazioni di controllo, far valere il maggior valore delle partecipazioni per abbattere l'eventuale plusvalenza realizzata. È questo un aspetto da non sottovalutare nella ponderazione degli effetti derivanti dall'adozione dell'opzione prevista dalla manovra di luglio (dl n. 98/2011), resa operativa dal provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate datato 22 novembre 2011 (vedi ItaliaOggi del 23/11/2011).

La norma agevolativa permette, in linea di massima, l'affrancamento dei maggiori valori di attività immateriali (marchi, avviamento, altri beni immateriali) derivanti da operazioni straordinarie effettuate fino al 2010; la particolarità della disposizione è che l'imposta sostitutiva prevista per poter godere (dal 2013) di più ampie quote deducibili per dieci anni deve essere versata non dalla società che ha in bilancio tali beni ma da quella che, proprio a seguito dell'operazione straordinaria, ha acquisito una partecipazione di controllo nella società che ha in pancia tali beni plusvalenti. L'importante è che i beni oggetto di rivalutazione siano inclusi nel bilancio consolidato del gruppo.

In tal modo si permette di dedurre, extra-contabilmente, il maggior valore dei beni in questione ad opera della partecipante e non già della società proprietaria dei cespiti. Peraltro il provvedimento sottolinea che la società che detiene i beni immateriali può a sua volta adottare (o aver già adottato) la rivalutazione diretta dei beni a norma del tuir o del dl n. 185 del 2008.

In tale contesto, quindi, la partecipante si trova a portare in deduzione un componente negativo relativo ad un bene non presente nel proprio bilancio, in espressa deroga al principio di derivazione che informa la determinazione del reddito imponibile.

È evidente che a seguito dell'operazione straordinaria che ha originato la possibilità di accedere al regime dell'imposta sostitutiva, viene acquisita una partecipazione di controllo la cui valutazione segue le regole proprie del tuir; per il principio di neutralità delle operazioni straordinarie il valore fiscalmente riconosciuto dei beni oggetto di conferimento, fusione, scissione, scambio di partecipazioni mediante conferimento, semplice compravendita, sono assunti allo stesso valore presente nel bilancio della società dante causa nell'operazione straordinaria. Ciò significa che la partecipazione di controllo che ingloba i beni potenzialmente plusvalenti ha lo stesso valore di quello contabile (più basso di quello di mercato) che avevano i beni nel bilancio della dante causa.

Il provvedimento chiarisce che l'opzione per l'imposta sostitutiva permette sì la deducibilità dei maggiori valori attribuibili ai beni (seppur non presenti in bilancio) ma non può avere alcun riverbero sul valore fiscale della partecipazione, il quale rimane ancorato al (più basso) valore contabile acquisito. Ciò perché, nel caso in cui l'affrancamento avesse rilevanza anche sul valore della partecipazione si finirebbe per ottenere un duplice vantaggio consistente in una maggiore deducibilità e in una minore plusvalenza all'atto della cessione delle partecipazioni rivalutate.

vota