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Fisco, controlli anticorruzione

del 26/11/2011
di: di Cristina Bartelli
Fisco, controlli anticorruzione
In campo fiscale dopo le best practice (le migliori pratiche messe in atto) ci sono pure le dirty practice, quelle, per intenderci, che hanno dato il nome ad un'operazione della Guardia di finanza pugliese e che hanno fatto finire in manette otto persone: 4 dipendenti dell'Agenzia delle entrate di Bari e 4 dell'Agenzia delle entrate di Barletta. Uno schiaffo all'immagine dell'Agenzia che si aggiunge a un altro arresto eccellente quello del direttore provinciale di Torino I, di qualche giorno fa. Episodi, per cui, il direttore dell'Agenzia delle entrate, Attilio Befera, ha invitato la Direzione Centrale audit, l'unità interna dell'Agenzia predisposta a controllare i controllori, a verificare il rispetto puntuale dell'obbligo di presentazione della dichiarazione patrimoniale da parte dei dirigenti e ad analizzare in modo sistematico, secondo le norme vigenti, i dati riportati, avviando, le opportune iniziative.

In Puglia dunque quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere e altrettante ai domiciliari sono state emesse dal gip del tribunale di Trani, Roberto Olivieri Del Castillo. Il 22 novembre le manette sono invece scattate per il dirigente provinciale di Torino, dopo che la Guardia di finanza aveva filmato un passaggio di mazzette sotto la scrivania del dirigente da parte di un imprenditore per aggiustare verifiche fiscali. La risposta delle direzioni regionali, rispettivamente di Puglia e Piemonte, non si è fatta attendere. In entrambi i casi, come è ormai prassi consolidata quando accadono questi episodi, i due direttori regionali Antonio Polito e Rossella Orlandi hanno fatto sapere di aver fatto scattare la sospensione dal servizio. Nel caso piemontese è stato avviato il procedimento disciplinare che potrebbe concludersi con il licenziamento. Mentre in Puglia l'Agenzia lavorerà con il suo servizio di audit per far luce sulla vicenda. Ma questa volta si è mosso anche direttamente il vertice dell'Agenzia delle entrate. Attilio Befera è intervenuto inviando, ieri, una nota interna a tutti i dipendenti. Nella nota il direttore annuncia di aver incaricato la Direzione Centrale Audit e Sicurezza: «di rafforzare i controlli circa il rispetto dei principi di correttezza e integrità professionale, cui siamo consapevoli di dover ispirare ogni giorno la nostra condotta». Per questo la Direzione centrale verificherà il rispetto dell'obbligo di presentazione della dichiarazione patrimoniale da parte dei dirigenti e analizzerà in modo sistematico i dati riportati. «Questo», continua Befera, «a tutela del prestigio e dell'immagine della nostra dirigenza che sa di meritare, nell'esercizio delle gravose responsabilità ad essa affidate, il rispetto dei contribuenti».

Nel maggio 2010 l'allora ministro dell'economia Giulio Tremonti aveva inviato un atto di indirizzo proprio all'Agenzia delle entrate dove si puntava a una stretta anticorruzione ponendo una sorta di responsabilità oggettiva nei confronti del dirigente nel cui ufficio si fosse e verificati episodi di corruzione negli uffici e comunque una maggiore rotazione dei dirigenti negli uffici. Sempre Befera, parlando all'evento per i dieci anni delle Agenzie fiscali, aveva evidenziato che nel corso del 2010 l'Audit interno aveva inviato all'autorità giudiziaria la segnalazione di 34 soggetti, di cui nove arrestati e licenziati immediatamente. Ma le misure messe in campo dall'Audit e la stretta dell'atto di indirizzo non hanno turbato i dirigenti in questione che in alcuni casi sono stati trovati, dalla Gdf, in flagranza di reato pronti a intascare le mazzette per «aggiustare» i risultati delle verifiche fiscali. Gli effetti, Befera li sintetizza così: «Ogni volta l'immagine dell'Agenzia subisce inevitabilmente un duro colpo e rischia di essere offuscato tutto ciò che di straordinario siamo riusciti a realizzare in questi anni al servizio del Paese con la dedizione, la professionalità e la competenza di cui abbiamo saputo dare prova».

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