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Mediazione stop e tariffe minime

del 26/11/2011
di: di Giovanni Galli
Mediazione stop e tariffe minime
Abolizione della media-conciliazione obbligatoria, eliminazione dei soci di capitale negli studi professionali, ripristino delle tariffe minime nel processo. Sono le tre richieste con cui il presidente dell'Organismo unitario dell'avvocatura-Oua, Maurizio de Tilla, ha aperto ieri a Roma la VII Conferenza Nazionale dell'Avvocatura, che prosegue oggi fino alle 12.30. Circa duemila i delegati presenti, con le istituzioni e associazioni forensi, oltre 170 ordini degli avvocati. In apertura dei lavori anche gli interventi dei presidenti del Cnf, Guido Alpa e della Cassa Forense, Alberto Bagnoli.

Per Maurizio de Tilla, presidente Oua, c'è «una forte disponibilità al dialogo con il Governo Monti, ma non una delega in bianco. Chiediamo tre decreti per porre fine alla demolizione della Giustizia e all'aggressione in corso da anni contro l'Avvocatura. Per essere ancor più concreti siamo pronti a riproporre quel Patto per la Giustizia e i cittadini che ha visto un vasto consenso su un calendario di iniziative per razionalizzare la macchina giudiziaria, nonché siamo pronti a mettere a disposizione del Guardasigilli, Paola Severino, il Decalogo Oua di Proposte per la modernizzazione del sistema. Tutti interventi che si possono varare domani stesso e che possono consentire il rilancio della competitività del Paese. In questa sede aggiungiamo: più magistrati, riforma della magistratura laica (basta precarietà, ora si punti sulla qualità e sulla valorizzazione), ricollocamento dei giudici in attività al ministero di via Arenula. Non solo: eliminare dal dibattito ogni ipotesi di introdurre le motivazioni delle sentenze a pagamento».

Il presidente del Cnf Alpa, dal canto suo, ha attaccato la legge di stabilità sottolineando come «le norme sulla stabilità sono pericolose perché attentano ai diritti dei cittadini, la cui tutela spetta all'avvocatura. La crisi economica non può essere un alibi per comprimere i diritti fondamentali. Il diritto di difesa è un diritto insopprimibile dei cittadini, costituzionalmente garantito. Qualunque sia il suo costo. Altrimenti l'Italia abdicherà ai principi di civiltà democratica. Questo è il rischio se si antepongono le ragioni dell'economia a quelle dei diritti».

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