Sfiora quota mille il numero delle aziende coinvolte nei contratti di rete. È quanto risulta al Registro delle imprese nella fotografia scattata a inizio novembre, secondo la quale sono 197 i contratti di rete stipulati, distribuiti in 19 regioni e 84 province italiane. Segno che se qualcosa si è mosso da quando, poco più di un anno e mezzo fa, si è fatto ricorso per la prima volta a questa tipologia contrattuale, ancora molto si può e si deve fare per diffondere e promuovere le reti d'impresa all'interno del nostro tessuto produttivo. Perché «lavorare» in network soprattutto per le piccole imprese è una scelta strategica per superare le difficoltà strutturali legate alle dimensioni e competere, alla pari con le grandi aziende, in un contesto economico globalizzato in continua evoluzione. Un percorso che, in particolare, per il Mezzogiorno può segnare la strada maestra per uscire da quell'isolamento nel quale resta tuttora in gran parte prigioniero. E proprio per questo motivo il Sistema delle Camere di commercio ha da tempo avviato alleanze con istituzioni e associazioni imprenditoriali sottoscrivendo accordi quadro per favorire le aggregazioni e collaborazioni tra aziende. Quello tra Unioncamere e ReteImprese, firmato nei giorni scorsi a Roma, ne è un valido esempio. Informazione, sensibilizzazione, monitoraggio e analisi ma anche promozione di incubatori di impresa e di piattaforme web per consentire il dialogo e lo scambio di esperienze tra gli operatori d'azienda. Sono questi alcuni degli interventi previsti nel recente Protocollo di intesa per promuovere strutture reticolari del nostro sistema produttivo. Una via obbligata per il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello, secondo il quale «in un contesto imprenditoriale come quello italiano, fatto per la stragrande maggioranza di aziende di piccole o piccolissime dimensioni la massa critica per competere sui mercati globali si può raggiungere soltanto mettendo in comune risorse e competenze». Sulla stessa lunghezza d'onda il presidente della Cna e presidente di ReteImprese Italia, Ivan Malavasi, che ha aggiunto «le reti sono uno strumento che consente alla piccola impresa di fare quello che fa la grande impresa: investire nella produzione di nuove conoscenze e relazioni per poter operare su scala internazionale, cercare nuovi interlocutori, nuovi mercati e sperimentare soluzioni originali e innovative, per l'impresa e per il territorio, avere con il mondo del credito un rapporto più favorevole in termini di accesso, di tassi di interesse e di erogazioni». In una fase in cui il sapere ha assunto un ruolo fondamentale, stare in rete permette infatti di catturare specializzazioni e competenze laddove esse sono e, all'occorrenza, pure al di là del territorio di origine o del settore di appartenenza della singola piccola impresa. E rappresenta dunque un valido strumento per fare innovazione e utilizzarne gli esiti su scala dimensionale allargata, migliorando efficienza e competitività. Il Sistema camerale grazie alla sua identità di «rete delle reti», di punto di incontro con e tra i territori, è perciò impegnato in prima linea per promuovere i network di imprese. Uno sforzo che, come si diceva, ha già portato a stringere intese sul tema per moltiplicarne gli effetti con diverse associazioni imprenditoriali, tra cui Confindustria, Alleanza delle Cooperative Italiane, Confapi. E non solo. Questo lavoro di diffusione e valorizzazione delle reti costituisce pure uno dei punti qualificanti dell'Accordo di programma siglato lo scorso anno da Unioncamere con il ministero dello sviluppo economico. Un accordo che mobilita 30 milioni di euro per realizzare progetti diretti a promuovere le reti di impresa, favorendo la stipula dei contratti di rete e supportando le imprese con appositi studi di pre-fattibilità e la stesura delle tipologie contrattuali. Nella convinzione che l'aggregazione tra imprese possa contribuire fattivamente ad accelerare lo sviluppo del nostro sistema competitivo.