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Doppia contribuzione sulle spine

del 25/11/2011
di: Giovanni Cruciani
Doppia contribuzione sulle spine
Alla luce delle oramai ricorrenti interpretazioni che vengono date al caso della doppia contribuzione per artigiani e commercianti, assicurati alla gestione obbligatoria Ivs ed iscritti alla gestione separata nel caso in cui percepiscano un compenso, occorre tentare una valutazione del danno pensionistico ovvero verificare se questa doppia contribuzione porta dei vantaggi in termini di pensione. Pur consapevoli che, a breve, potremmo essere smentiti da un imminente nuovo intervento sulle pensioni vale la pena comunque tentare un approfondimento. Terreno spinoso questo delle pensioni e dare un parere a chi cerca il modo migliore per organizzare al meglio ora i propri versamenti per beneficiare, al termine della vita lavorativa, del trattamento pensionistico auspicato, è veramente complesso.

Si corre il rischio di impostare qualche cosa che a seguito di riforme non corrisponde poi più alle esigenze immaginate.

Troppi interventi mettono a rischio la possibilità di prevedere il futuro pensionistico di un lavoratore che comincia oggi ad effettuare i primi versamenti.

Leggermente diverso è il caso di coloro i quali sono giunti a metà o meglio 3/4 del cammino dove invece possiamo con ragionevole precisione azzardare un pronostico, anche perché in questi casi spesso i giochi sono fatti! Allora è solo questione di fortuna indovinare il cammino migliore per sé?

In un certo senso è così anche se la linea di spartiacque è stata senza dubbio il passaggio dal regime retributivo a quello contributivo.

Non dovrebbe esserci più nessuno che può andare in pensione col solo sistema retributivo e stiamo assistendo, in questa fase, al collocamento a riposo dei lavoratori che ricadono nel sistema misto e fra pochi anni dovremo affrontare il caso dei lavoratori che si collocano a riposo col solo sistema contributivo. E qui saranno dolori perché nessuno di costoro ancora immagina quale sarà il trattamento pensionistico.

Spesso, nei limiti del lecito, ci viene richiesto di cercare di pagare il meno possibile tanto è forte la generalizzata convinzione che la pensione è solo un miraggio ed è invece grande il desiderio di provvedere da soli al proprio futuro. Solo che poi questa istanza privatistica quasi mai trova seguito ed è il tanto bistrattato trattamento pensionistico statale che torna a essere l'unico vero sostegno per tanti, in mancanza di meglio.

A questo punto risultano vani i consigli del consulente che non servono più, rimasti parole al vento.

Ma quale è il vero motivo perché, da alcuni anni a questa parte, ci troviamo di fronte al problema della doppia contribuzione?

Probabilmente perché fino a qualche anno fa le aziende artigiane o di commercio erano ditte individuali organizzate col lavoro personale e prevalente del titolare il quale prelevava quanto aveva bisogno per vivere dai conti della ditta senza particolari problemi ed in conseguenza a ciò poi, iscritto alla gestione obbligatoria Ivs, versava il fisso e il contributo a percentuale sul reddito eccedente al minimale.

Invece, qualche anno fa, moltissime di queste ditte individuali sono state trasformate in società di capitali pur conservando per legge la qualifica artigiana o commerciale ma con la conseguenza che il prelievo per sé da parte del titolare non era più possibile brevi manu ma doveva trovare una sua giustificazione. Trattandosi di società di capitali si è optato o per il compenso amministratore ovvero qualcuno ha pensato di definire la natura del prelievo come una anticipazione sugli utili per l'attività di lavoro prestata dal socio.

Siccome prelevare utili di cui ancora non è certo l'ammontare e l'effettiva consistenza non è possibile, l'Inps in molte occasioni ha «forzato» l'iscrizione di questi soggetti anche alla gestione separata. Ciò facendo però si sottraggono molte somme dal reddito imponibile del versamento del contributo a percentuale obbligatorio a tutto vantaggio della gestione separata che in questi casi sconta il contributo al 17%, almeno per ora, per la presenza contemporanea di una iscrizione obbligatoria.

A chi conviene questa impostazione? All'assicurato che risparmia sui contributi o all'istituto che magari in futuro si troverà ad erogare un trattamento pensionistico più contenuto?

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