Consulenza o Preventivo Gratuito

Invalida la notifica al vecchio domicilio

del 25/11/2011
di: Debora Alberici
Invalida la notifica al vecchio domicilio
Invalida la notifica dell'accertamento fiscale al contribuente che ha cambiato residenza, con effetto immediato in epoca antecedente al decreto Bersani e dopo 30 giorni se successiva. Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 24877 del 24 novembre 2011, ha respinto il ricorso dell'amministrazione finanziaria che aveva notificato l'accertamento presso il vecchio domicilio fiscale del contribuente.

In sentenza la sezione tributaria, presso atto della riforma classe 2006, ha chiarito come «in tema di notifica degli avvisi di accertamento tributario, l'art. 60, ultimo comma, del dpr n. 600/73, nella parte in cui prevede che le variazioni o le modificazioni dell'indirizzo del contribuente, non risultanti dalla dichiarazione annuale, hanno effetto, ai fini delle notificazioni, dal 60 giorno successivo a quello dell'avvenuta variazione anagrafica, è stato espunto dall'ordinamento a seguito di declaratoria di incostituzionalità (C. Cast. n. 360/03), con conseguente espansione della regola generale, secondo la quale l'effetto delle variazioni anagrafiche, ai fini delle notifiche, è immediato». Invece, il nuovo termine dilatarlo di 30 giorni, introdotto dall'art. 37, comma 27, dl n. 223 del 2006, convertito in legge n. 248 del 2006, non può, infatti, applicarsi retroattivamente e riguarda le sole notifiche eseguite dopo l'entrata in vigore del decreto legge medesimo.

Nel caso sottoposto all'esame della Corte, la notifica è invalida, essendo la variazione del domicilio fiscale della contribuente divenuta efficace in epoca precedente all'entrata in vigore della riforma. Le interpretazioni rigorose sul domicilio fiscale non sono nuove al Palazzaccio. Infatti a marzo di quest'anno la Suprema corte, con la sentenza numero 6114 ha sancito che le notifiche al contribuente devono sempre essere fatte presso lo studio del commercialista (nello stesso comune di residenza), se lo studio del professionista è il domicilio fiscale eletto dal cittadino. In quell'occasione Piazza Cavour, ha accolto il ricorso di una contribuente che aveva eletto domicilio fiscale presso lo studio del commercialista, ubicato nel suo stesso comune. Insomma, dopo otto pagine di motivazioni la sezione tributaria di Piazza Cavour ha dato ragione una signora di Firenze che aveva ricevuto una cartella di pagamento presso il suo commercialista (dove aveva eletto domicilio fiscale) senza aver mai ricevuto prima l'accertamento.

vota