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Nuovi minimi, a gennaio si parte

del 24/11/2011
di: di Maurizio Tozzi
Nuovi minimi, a gennaio si parte
Nuovi minimi in attesa del via libera. I soggetti in attività dal 2008 in poi che non hanno sempre fruito del regime dei minimi attendono l'ok alla possibilità di opzione per il nuovo sistema agevolato. Da favorire i contribuenti nelle nuove iniziative produttive o che hanno optato per la contabilità semplificata o ordinaria. Rileva la nuova modalità di tassazione che se conosciuta avrebbe certamente influito le scelte effettuate. Auspicabile una interpretazione estensiva come in occasione dell'introduzione del regime dei minimi nel 2008.

Il nuovo regime dei minimi. Dal prossimo 2012 si concretizzerà il nuovo regime dei minimi, che sarà contraddistinto da una serie di severe disposizioni finalizzate soprattutto a evitare l'ingresso al sistema agevolato alla gran parte dei contribuenti attualmente nel regime dei minimi. Infatti, oltre a dover rispettare le attuali prerogative di permanenza nel sistema al 20% (tra l'altro, il non superamento del limite dei ricavi o compensi per un importo di 30 mila euro, il rispetto del vincolo sui beni strumentali che non possono superare il costo complessivo, inteso anche come locazione, di 15 mila euro nell'arco del triennio precedente, l'assenza di lavoro dipendente e di partecipazioni in società di persone o srl trasparenti), bisogna anche verificare che il contribuente sia in attività dal 2008 e non da una data precedente, non abbia effettuato, nel triennio precedente l'inizio attività che confluisce nei minimi, altra attività di reddito d'impresa o di lavoro autonomo anche in forma associata, che l'attività non rappresenti comunque una mera continuazione di un precedente lavoro autonomo o dipendente e che nel caso di subentro nell'attività d'impresa di altri soggetti non sia superato l'ammontare di 30 mila euro di ricavi nell'anno precedente. Se il contribuente riesce a soddisfare il terribile incrocio delle predette condizioni, potrà dal 2012 avvalersi del nuovo regime dei minimi e soprattutto dell'opportunità di tassazione sostitutiva al 5%.

I timori di esclusione. La domanda che in tanti si pongono riguarda coloro che avendo tutti i parametri predetti non sono stati negli anni di svolgimento dell'attività sempre nel regime dei minimi. Stando al tenore letterale della norma, il nuovo regime troverà applicazione nel periodo di inizio attività e nei quattro successivi, salvo l'ipotesi del contribuente che alla conclusione del quinto periodo di attività non abbia ancora compiuto 35 anni: in tal caso, egli potrà proseguire a fruire del regime fino al compimento del trentacinquesimo compleanno. Senza credere che si giunga all'interpretazione oltremodo restrittiva secondo cui sarebbe obbligatoria la continuata applicazione del regime dei minimi, la norma dovrebbe essere intesa nel seguente modo: il regime al massimo dura cinque anni dall'inizio attività (ovviamente tranne che per gli under 35) ed è in tale quinquennio che al ricorrere delle condizioni può trovare applicazione. Dal che discende, per esempio, che se un soggetto ha iniziato l'attività nel 2008 e nel 2010 è dovuto fuoriuscire dal regime dei minimi per un solo anno avendo superato nel 2009 il parametro dei 30 mila euro di ricavi, tornando però «minimo» nel 2011, anche nel 2012 e per l'ultimo anno (raggiunge infatti il quinto periodo di attività) potrà essere un nuovo minimo al 5%, pur non avendo avuto la continua permanenza nel regime dei minimi. Tale interpretazione peraltro dovrebbe valere anche per il futuro, ossia per coloro che avviano l'attività dal 2012 e magari nel solo 2014 sono costretti a un'uscita annuale dal sistema agevolato, altrimenti non avrebbe senso il richiamo delle disposizioni dei minimi attuali che appunto prevedono delle casistiche di esclusione annuale.

Chi si trova in regimi diversi. L'assunto predetto però è fondamentale per dirimere ulteriori dubbi, soprattutto riguardo alle situazioni in cui i contribuenti interessati si ritrovano in altri regimi, quello delle nuove iniziative produttive e il regime classico della contabilità ordinaria o semplificata. Sul punto, deve distinguersi a parere di chi scrive tra chi ha effettuato un'opzione spontanea e chi invece è obbligato dalle disposizioni normative a tale diversa opzione. Nel caso delle nuove iniziative produttive si è sempre in presenza di una scelta spontanea: dunque un contribuente che magari ha avviato l'attività nel 2010 ha ritenuto più conveniente tale regime piuttosto che gli altri. Il problema che si pone dal 2012 riguarda però l'alternativa, atteso che il parametro di confronto non è più una tassazione al 20%, bensì una tassazione al 5%, ossia considerevolmente minore con evidente differenza dei calcoli di convenienza. Una simile situazione, anche in applicazione dei principi generali dello Statuto del contribuente e soprattutto della reciproca buona fede nei rapporti con l'amministrazione, nonché il fine della nuova normativa, che almeno nelle intenzioni dovrebbe essere di favore a coloro che rispettano tutti i requisiti, dovrebbe condurre a una interpretazione analoga a quella resa nel passato, consentendo a detti contribuenti di modificare la propria scelta sin dal 2012 a prescindere dal vincolo triennale.

Chi ha scelto la determinazione ordinaria. A medesime conclusioni, inoltre, si deve giungere per coloro che in maniera spontanea, pur avendo i requisiti dei minimi e addirittura pur essendo in detto regime, hanno poi optato per la determinazione ordinaria del reddito e delle imposte (per esempio, dal 2008 minimo e nel 2010 scelta per la contabilità semplificata). Anche in tal caso è previsto un vincolo di permanenza triennale nel regime ordinario, ma come in precedenza è evidente che le condizioni per la valutazione dei regimi sono profondamente cambiate e dunque medesime ragioni di «civiltà fiscale» inducono a ritenere opportuna un'apertura interpretativa per consentire l'accesso alla tassazione al 5%. Sono invece sicuramente fuori da tale opportunità coloro che obbligatoriamente sono dovuti transitare nel regime ordinario: si pensi ai contribuenti minimi che, ad esempio, nel 2010 hanno sforato la soglia dei 45 mila euro di ricavi o compensi. In una simile ipotesi la norma, che peraltro resta intatta anche per il nuovo regime che parte dal 2012, prevede non solo l'immediato ritorno al regime ordinario con la conseguenza di dover riattivare immediatamente la contabilità e procedere agli adempimenti Iva, ma anche la fuoriuscita triennale obbligatoria e in tal caso non vi può essere nessuna deroga interpretativa.

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