Consulenza o Preventivo Gratuito

Maltrattamenti in famiglia, assoluzione per il sindaco

del 23/11/2011
di: Debora Alberici
Maltrattamenti in famiglia, assoluzione per il sindaco
Non è punibile per maltrattamenti in famiglia chi vessa un lavoratore all'interno di una grande amministrazione o azienda. Affinché le umiliazioni possano essere punite ex art. 572 cp è infatti necessario che ci sia un nesso di «supremazia-soggezione» come fra colf e famiglia o fra apprendista e maestro. Lo ha stabilito la Cassazione che, con la sentenza n. 43100 del 22 novembre 2011, ha accolto il ricorso di un sindaco, condannato dalla Corte d'assise d'appello di Salerno per maltrattamenti in famiglia. L'uomo era stato accusato di aver vessato e perseguitato un dipendente comunale che alla fine si era ucciso. I giudici della Cassazione hanno ricordato che affinché ricorrano i maltrattamenti in famiglia occorre un rapporto tra soggetto agente e soggetti passivi caratterizzato da un potere autoritativo esercitato, di fatto o di diritto, dal primo sui secondi, i quali, specularmente, versano in una condizione di soggezione; situazione tradizionalmente confinata nell'ambito familiare, specie in relazione alla posizione preminente del marito rispetto alla moglie o dei genitori rispetto ai figli (art. 391 cod. pen. del 1889). Una disposizione successivamente estesa, dal vigente codice del 1930, a rapporti educativi, di istruzione, di cura, di vigilanza, di custodia o a quelli che si instaurano nell'ambito di un rapporto di lavoro. Si tratta di requisiti mancanti nel caso esaminato dalla sesta sezione penale dove la mancanza di una norma ad hoc ha portato all'assoluzione del sindaco di un comune di circa tremila abitanti, nonostante le dimostrate vessazioni ai danni del dipendente morto suicida.

vota